Conversioni Adesso «Repubblica» vuole più spot in Tv

Adesso a Repubblica sono preoccupati per la poca pubblicità in Tv. Soprattutto in quella a pagamento di Sky. Nei film, nei telefilm, prima e dopo le partite di calcio. Guai a toccare gli spot dei canali di Murdoch, l’ex Squalo, repubblicano, fiancheggiatore di Bush.
Vedi un po’ come va il mondo. Il progetto di ridurre break e televendite nelle pay-tv è solo una bozza ma, per non saper né leggere né scrivere, il quotidiano del Gruppo Espresso, neanche fosse la Gazzetta Ufficiale, ha già emesso la sua sentenza: «Il governo taglia la pubblicità a Sky», strilla in prima pagina. A stretto giro di agenzie, il viceministro delle Telecomunicazioni Paolo Romani, ha precisato che quella pubblicata da Repubblica «è solo una delle varie bozze del provvedimento» che verrà esaminato nel prossimo Consiglio dei ministri. E dunque, se nel giornale diretto da Ezio Mauro c’è ancora qualcuno che ricorda il mitico «non s’interrompe un’emozione» sul quale la sinistra benpensante ha campato per anni, beh, questo qualcuno può riaversi.
Il progetto di abbassare il tetto pubblicitario al 12 per cento all’ora è un tentativo di adeguare il sistema italiano alla direttiva Ue sulla «Tv senza frontiere». Ne dovrebbero guadagnare i telespettatori, soprattutto dei canali sportivi di Sky, ma anche di quelli di Fox dove l’affollamento pubblicitario sfiora il 20 per cento. Ma a Repubblica non sta bene: ci dev’essere un disegno, una persecuzione del tycoon di News Corp, il più grande gruppo editoriale del pianeta. Non importa se l’adeguamento alle normative europee coinvolgerà anche le altre emittenti a pagamento, dai canali Disney a quelli De Agostini, finanche, guarda un po’, Mediaset Premium. E non importa se l’ipotesi di differenziare i tetti pubblicitari tra tv in chiaro e a pagamento nasce, parola di Romani, «da una richiesta precisa della Fieg, delle emittenti locali e dell’Adiconsum che hanno chiesto limiti maggiori». No, ci dev’essere lo zampino di Mediaset e la volontà di penalizzare Sky, iniziata con il raddoppio dell’Iva portata al 20 per cento (anche per Premium) e proseguita con il freno messo a Cielo, il nuovo canale pronto per il digitale terrestre. Qualcosa di persecutorio ci dev’essere, lo troveremo.
Anche se, proprio ieri, come già annunciato nei giorni scorsi, il ministero ha spalancato il firmamento a Cielo. Che già da stasera sarà in onda.