Convince la tragica immobilità della Butterfly

Pietro Acquafredda

Una vera gioia per gli occhi. Gente di ogni età, classe sociale e nazione ai piedi delle monumentali terme romane, sbarcati da autobus, taxi, macchine e da numerosi pullman granturismo come ai bei tempi, quando gli stranieri ma anche i turisti di un sol giorno, nella loro visita estiva a Roma pretendevano inclusa una serata a Caracalla. Che se pure non riserva più all’opera la monumentalità di una volta, essendo il palcoscenico sradicato dal primitivo sito fra i due mastodontici propilei che ne delimitavano il proscenio, non ha perso il suo fascino. Come è accaduto in questi giorni, mentre su quel palcoscenico si rivive la tragica storia della giovane giapponesina, Butterfly, ingannata da un ufficiale americano che la sposa per burla, la mette incinta e poi sparisce per tre lunghi anni. Un po’ Caracalla, un po’ Butterfly, sta di fatto che la grande platea all’aperto, 2.600 posti, ha registrato il tutto esaurito e altrettanto certamente farà per le prossime due repliche, essendo il capolavoro pucciniano amatissimo e Caracalla ancora ambita.
Quest’anno, in ossequio alla scuola di pensiero che vuole non invasivo l’innesto di pubblici spettacoli in siti architettonici e storici particolarmente delicati, l’attuale palcoscenico delle terme è ridotto a una piattaforma, non si appoggia ad alcunché e lascia vedere da cima a fondo il monumento alle spalle. Renzo Giacchieri, artefice della parte visiva della Butterfly, ha ornato il palcoscenico di un ponte in legno naturale, attraverso il quale fa entrare ed uscire i personaggi; di lato vi ha aggiunto solo una casetta, in stile giapponese. Tutto qui il Giappone oleografico, oltre naturalmente i classici kimono della protagonista, della sua inserviente e della numerosa famiglia di amici e parenti. Quel ponte, nel secondo atto fornisce appoggio a un fondale con il notissimo tsunami - ritornato oggi d’attualità! - del pittore giapponese dell’800, Hokusai. I pannelli del grande tsunami, si chiuderanno come un paravento, alla fine del secondo atto, per lasciare intravedere un giappone floreale, delicato e rassicurante, quando la disgraziata Butterfly, alimenta senza ragione e per una sola lunga notte la convinzione che il suo ufficiale americano sia tornato a Nagasaki per restare.
Giacchieri ha immaginato uno spettacolo semplice nella sua tragica immobilità; fin troppo discreto l’uso di luci; qualche sottolineatura non indispensabile e di troppo, come quella di mostrare e riporre immediatamente la bandiera americana quando, nelle prime scene dell’opera, risuonano le note dell’inno nazionale; oppure l’insistere sulla ciurma di attendenti dell’ufficiale di marina, sempre sbronzi.
E la parte musicale? Butterfly, Maria Pia Ionata, è certamente l’interprete più convincente, tecnicamente e stilisticamente (qualche nota calante nelle parti acute, specie all’inizio); poco convincente invece Roberto Aronica, nelle vesti di Pinkerton, garrulo e con qualche evidente defezione nell’intonazione. Si replica domani e venerdì alle ore 21. Info: 06.4817003.