"Convocheremo nei Team oltre un milione di italiani"

Dopo il summit di Palazzo Grazioli, il ministro Brambilla presenta le squadre
della libertà: "Stiamo individuando una ventina di nomi per ognuna delle
61mila sezioni". Forze fresche: "Nella rosa militanti storici, giovani e membri delle fondazioni" 

Se dal 1994 ad oggi qualcosa non è ancora cambiato, è che calcio e politica continuano ad assomigliarsi. E a bordo campo, pronti ad entrare, cominciano a scaldarsi i Team della libertà, i militanti del Pdl chiamati a sostenere l’azione della maggioranza. L’ennesimo passo verso la fondazione della squadra si è avuto ieri a Palazzo Grazioli, con il vertice di due ore tra Silvio Berlusconi, il vero «ct», e i vertici del partito, tra cui l’«allenatrice»: il ministro e responsabile dei Promotori della Libertà Michela Vittoria Brambilla.

Ministro, comincia il riscaldamento?
«In realtà ci scaldiamo da parecchio, sono ormai due anni che sosteniamo l’azione di governo. La riunione di oggi (ieri, ndr) è stata però decisiva».

Seduta tattica, insomma.
«Sì, due ore di confronto tra me, rappresentante dell’ala movimentista, Mario Mantovani in quanto responsabile dei difensori del voto e Denis Verdini, uno dei tre coordinatori nazionali. Abbiamo verificato le risorse, le persone su cui possiamo contare».

E quanti sono i “convocati”?
«Stiamo individuando circa una ventina di nominativi per ognuna delle 61mila sezioni elettorali. Tesserati, militanti storici, appartenenti alle fondazioni, ai circoli, giovani impegnati: stiamo lavorando su una “rosa” di oltre un milione di persone. Rosa in ulteriore espansione, perché ogni giorno sul sito dei Promotori arrivano nuove richieste di adesione».

Una macchina da guerra...
«Il Pdl quando si mette in moto fa impressione e questo è un grande processo inclusivo. Ora dovremo procedere alla strutturazione sul territorio. E per iniziare abbiamo definito tre “cellule-test”, al Nord, al Centro e al Sud».

Federalismo docet...
«Sono tre prototipi, ovvio, ma ci serviranno per cominciare il lavoro».

Qual è il piano di azione?
«Prima di tutto siamo in procinto di costituire un grande cervello centrale, con il compito di dettare temi e campagne».

Il “regista” del Team...
«Esatto. Poi ogni cellula si occuperà di contattare le 200/300 famiglie di ogni sezione, diffondendo i risultati del governo anche attraverso il nostro libro. E ovviamente ascoltando le loro esigenze, le proposte».

E questi saranno gli “attaccanti”, perfetto. Ma le sembra un ritorno a una concezione tradizionale del partito politico?
«No, per niente. Il Pdl non è stato creato per diventare il partito delle tessere, ma rimane un partito vicino alla gente. Per questo i Team saranno aperti anche ai non iscritti. Certo, la vicinanza agli italiani non è mai venuta meno, ma negli ultimi mesi l’immagine di una certa politica è stata pessima...».

I Team come “antidoto” ai giochi di Palazzo?
«Esatto. I nostri elettori - come noi, del resto - non sono contenti della frattura interna al Pdl. A noi il compito di confermare che questo è il governo dei fatti, della concretezza».

Già, ma l’elettorato di centrodestra è tradizionalmente poco movimentista. Come pensate di “smuoverlo”?
«Guardi, basta riflettere su questa sinistra. In due anni neppure una proposta, solo insulti. Chi dovrebbe farle le riforme? Loro?».

Ma il Team si allena soltanto o è pronto a giocare la Champions del voto anticipato?
«La speranza è quella di andare avanti serenamente fino alla fine della legislatura, perché l’Italia ora non si può permettere elezioni. Ma ogni partito deve farsi trovare pronto alla partita delle urne, ça va sans dire».

Voi siete i berlusconiani più ferventi. Nemmeno i più “caldi” sono tentati dal voto?
«La mia sensazione è che gli elettori di centrodestra chiedano stabilità. Niente voto, nessuna nuova legge elettorale, nessun governo tecnico: loro si sono già espressi chiaramente nel 2008».

Ma ora il Pdl è diverso...
«La scissione di Fli non ha mai intaccato l’azione del governo, non ne abbiamo risentito. È un contrasto politico che non ci impedirà di arrivare a fine legislatura. E l’ampia fiducia ottenuta sui cinque punti del programma lo conferma».

Militanti tutti uniti nei Team. State imitando la fusione di Forza Italia e An?
«Sì, una specie di “predellino della libertà”: un progetto per tutte le forze attive sul territorio».

Vi definiscono “missionari” o “pretoriani”. Quale epiteto preferite?
«Sempre fantasiosi, i giornalisti. Io preferisco “attivisti”».

Senta, come ha trovato il Cav?
«Sereno, battagliero e determinato a portare a termine il programma di riforme. Ci tiene molto a questa iniziativa. D’altronde il presidente è il più attivista di tutti».