Coop fa il pieno coi farmaci: una manna il decreto Bersani

Quasi 500 clienti al giorno nei nuovi punti vendita. Protesta Federfarma

Emiliano Farina

da Roma

Gli ipermarket Coop vendono più medicine che spaghetti. A una settimana dall’apertura dei primi tre corner shop di medicinali da banco e senza obbligo di ricetta, gli effetti delle liberalizzazioni introdotte dal decreto Bersani a fine luglio si sono rivelati una manna per i fatturati dei tre ipermercati sperimentali del gruppo «Coop Estense» di Carpi (Modena), Ferrara e Bari.
Il boom di vendite di analgesici e antidolorifici come Moment, Tachipirina, Maalox e Aspirina potrebbe anche essere la conseguenza di improvvisi attacchi di mal di testa, febbre alta e acidità di stomaco, ma Federfarma (l’associazione nazionale dei titolari di farmacie) ritiene che sia soltanto «un trionfo commerciale». Ovvero, un risultato che ha permesso a Coop Estense di superare le vendite di pasta, riso e farina messi insieme per un fatturato (quello dei soli farmaci da banco e senza obbligo di ricetta) che raggiunge l’1,90% dell’intero volume di vendita. I tre corner shop hanno registrato una presenza media di 400-500 clienti al giorno pronti ad acquistare analgesici e antidolorifici scontati del 20, 25 e 30% rispetto alle farmacie. Nonostante i numeri si riferiscano a un periodo così breve, il direttore commerciale del gruppo, Eddy Gambetti, sottolinea che «questa prima risposta dei consumatori è andata oltre le nostre previsioni».
In base alla percentuale totale delle vendite dell’ipermercato di Bari, i farmaci occupano 1,90%, mentre quelli di Carpi e Ferrara l’1,50 per cento. La spiegazione sulla disparità di incassi è di natura sociale: «Chi abita al Sud ha un minor reddito e un bisogno di maggiori tutele - spiega Gambetti - e comunque nelle farmacie meridionali gli sconti sono meno frequenti rispetto al Nord».
L’entusiasmo delle cooperative per gli effetti delle liberalizzazioni era stato covato con largo anticipo rispetto all’approvazione in Parlamento del decreto del ministro dello Sviluppo economico, Pier Luigi Bersani. Il via libera era arrivato con l’accordo tra il ministro della Salute, Livia Turco, e i vertici di Federfarma. Oggi, stravolte le regole che regolamentavano la vendita dei farmaci, «Coop Italia» ha annunciato l’intenzione di voler bollare con il proprio marchio integratori vitaminici e medicinali come l’Aspirina per poi metterli in commercio con sconti del 50% rispetto ai prezzi del mercato. Il gruppo commerciale specifica che a partire dal prossimo anno aprirà altri 150 punti vendita per un totale di circa 500 nuove assunzioni di farmacisti. «Ma faremo di più - aggiunge il vicepresidente di Coop Italia, Riccardo Bagni - perché abbiamo intenzione di abbinare alla vendita dei medicinali anche altri servizi come la misurazione della pressione e la possibilità di prenotare esami attraverso accordi con le Asl». Entro la fine di settembre, Coop Estense aprirà altri sette banchi per la vendita in Puglia e sei in Emilia Romagna.
Dall’altra parte della barricata, Federfarma (si era fortemente opposta ai progetti del governo con slogan del tipo «contro il capitalista Bersani che vuole affidare la salute alle Coop» e «Bersani trasforma i farmaci in pesci e pani»), osserva l’evolversi della situazione e non sembra sorpresa dal primo bilancio sulle vendite. «Questo boom conferma le nostre teorie - spiega al Giornale il segretario nazionale dell’associazione, Franco Caprino -: fino a ieri si andava in farmacia quando se ne aveva bisogno, oggi si compra un farmaco per un semplice impulso all’acquisto. Oltre a essere un’abitudine pericolosa, non va neanche a vantaggio del consumatore perché, se da una parte il cliente acquista una confezione di Aspirina a prezzo scontato, dall’altra spende comunque dei soldi senza che ci sia la necessità. Tutti andiamo a fare la spesa e sappiamo come la grande distribuzione riesca a convincerci a farci mettere nel carrello quello che vogliono».
Secondo Caprino i risultati diffusi da Coop Estense sono la prova provata di un «trionfo commerciale». E aggiunge: «Da oltre un anno la grande distribuzione premeva per la realizzazione di questo sistema - conclude - e stanno procedendo spediti verso la nascita di grossi monopoli. Purtroppo la situazione politica attuale non fa nulla per impedirlo».
Supermercati a gonfie vele e farmacie deserte? «Ancora non lo sappiamo, è troppo presto per fare i conti».