La coop multietnica: buco milionario

Era il fiore all’occhiello della rossa Modena, fu visitata perfino dal
segretario dell’Onu Kofi Annan: oggi il progetto di solidarietà pro
Ghana è finito nel nulla. E le perdite sfiorerebbero i tre milioni

Era un vanto della rossa Modena. Il fiore all’occhiello del multiculturalismo, un ponte fra la ricca Emilia e un’Africa in cerca di riscatto, una vetrina sul mondo. Oggi è un cratere di cui non si vede il fondo: Ghanacoop, la cooperativa più celebrata in città per tanti anni, è affondata silenziosamente in un buco che non si riesce a quantificare con esattezza. Almeno un milione di euro, ma forse di più: due, anzi poco meno di tre a rincorrere le voci. Da qualche tempo Ghanacoop non esiste più, ma nessuno se n’è accorto, nemmeno la Procura, e certo dev’essere imbarazzante dover ammettere che il gioiello, presentato in pompa magna perfino all’Onu, non luccica più.

Eppure è successo tutto nell’arco di cinque anni. La coop nasce nel 2005 a Modena, città in cui vivono quattromila ghanesi. In breve comincia la commercializzazione degli ananas che conquistano il mercato. Gli africani sono fieri dei risultati, i modenesi scoprono di avere in casa un esempio di cooperazione e solidarietà che funziona. E fanno passerella. L’11 maggio 2006 una delegazione in cui primeggia l’assessore della Provincia Alberto Caldana, Margherita, presenta la commovente realtà a New York, all’Onu. È un trionfo. Ed è una storia che fa il giro del mondo e porta il buon nome di Modena ovunque. Persino la Cnn dedica un servizio a Ghanacoop e al miracolo realizzato fra l’Italia e il Ghana: in particolare il villaggio di Gomoa Simbrofo, situato a meno di cento chilometri dalla capitale Accra. Qui si trovano le settecento famiglie coinvolte nel progetto. Settecento famiglie che hanno trovato un lavoro e un reddito, uscendo dal circuito senza speranza di una miseria spaventosa.

A Gomoa Simbrofo arrivano, per rafforzare quell’immagine positiva, gli amministratori della città. Il successo sembra inarrestabile e nel 2007, addirittura, è l’ex segretario generale dell’Onu Kofi Annan a rendere omaggio al sogno realizzato. Annan viene a Modena, per i funerali di Luciano Pavarotti, e pretende di incontrare i vertici di Ghanacoop. L’abbraccio fra Modena e il Ghana si conquista una standing ovation planetaria.
Tutto fila per il verso giusto, ma al di là delle foto di rito e dei vip in pellegrinaggio, la realtà è molto meno solida. Silenziosamente, senza che nessuno se ne accorga, i riflettori si spengono sulla coop, il sito viene oscurato, i prestigiosi ospiti non vengono più invitati. Che succede? Ghanacoop sembra sparita nel nulla. E in effetti è così: c’è stata una truffa, un raggiro da un milione di euro che ha mandato in crisi i ragazzi del Ghana. Avrebbero ceduto la preziosa merce ad un grossista che non li avrebbe mai pagati. Ma forse c’è altro, forse ci sono altre motivazioni nell’improvviso accartocciarsi della coop che dava lustro a Modena. E alla sua nomenklatura. Il buco c’è ed è profondo, ma a Modena tutti fanno finta di niente.
L’unico a rompere la congiura del silenzio è il capogruppo pdl Dante Mazzi che nei giorni scorsi rivolge al presidente della Provincia un’interpellanza fitta di considerazioni e quesiti. In particolare Mazzi chiede spiegazioni sulla «richiesta di scioglimento e liquidazione di Ghanacoop» e vuole conoscere le cifre del disastro: «L’ammontare esatto delle perdite, ovvero quali altre voci negative siano da aggiungere al milione di euro della presunta truffa».
Si aspetta la risposta. Ma ormai l’Onu è lontanissimo, come il multiculturalismo. E nessuno ha capito che fine abbiano fatto le settecento famiglie di Gomoa Simbrofo.