Le coop rosse salvano Fassino e D’Alema

Gian Maria De Francesco

da Roma

«Se Fassino ha dimostrato simpatia verso di noi, nessuno scandalo». Per il presidente della Legacoop dell’Emilia Romagna, Egidio Checcoli, l’uso del «noi» da parte del segretario dei Ds per riferirsi all’operazione Unipol-Bnl nelle intercettazioni (anticipate dal Giornale) con l’ex numero uno della compagnia assicurativa Giovanni Consorte non costituisce motivo di censura.
«Sarebbe scandaloso - ha aggiunto - se avesse fatto azioni per influenzare quelle scelte. Ma se è socio Coop quelle affermazioni sono in linea. E se non lo è lui, lo è sua moglie. Spero che sia socio anche D’Alema. Se no, lo facciamo socio onorario». Insomma, tra il serio e il faceto, il leader del movimento cooperativo nella regione roccaforte dei Ds ha ribadito che lo sganciamento delle Coop «rosse» dal Botteghino, auspicato anche dall’interno del sistema, è da considerarsi una pura ipotesi di scuola. Tanto è vero che la riunione del consiglio di presidenza della Lega delle Cooperative emiliane, convocato ieri per deliberare sui futuri assetti di governo di Unipol, non ha minimamente toccato la questione Ds. «Non ci sono ragioni per un cambiamento» di questo rapporto, ha sottolineato il presidente del distretto adriatico delle Coop, Paolo Cattabiani.
Il discorso che i vertici del movimento cooperativo hanno portato avanti, tuttavia, non può non definirsi politico anche se incentrato su un tema caldo come Unipol. Il ponte che Checcoli sta costruendo per recuperare il rapporto con le cooperative toscane, in particolare con l’Unicoop Firenze di Turiddo Campaini, sempre molto fredda nei confronti dell’Opa su Bnl, va letto anche in direzione di una ricostituzione di quell’unità che in Emilia Romagna è stata messa in questione dalla Legacoop di Modena guidata da Roberto Vezzelli che la scorsa settimana aveva richiamato i colleghi a riscoprire l’eticità del movimento cooperativo e a non essere «subalterni» nei confronti della finanza. «Tutto quello che può rafforzare la coesione dentro l’organizzazione credo sia un’azione auspicabile e si sta operando in quella direzione», si è limitato ad affermare Checcoli.
La discussione, quindi, è molto complessa. Le Coop emiliane hanno tre obiettivi da conseguire. Il primo, e più stringente, è quello di salvaguardare l’investimento in Unipol la cui offerta su Bnl è bloccata da sei mesi. In secondo luogo, devono rispondere alle critiche della base che non si è sentita rappresentata al momento delle scelte decisive. E, in ultima istanza, devono rivisitare il legame storico con i Democratici di Sinistra. Anche per questo motivo oggi, sempre a Bologna, è stata indetta una riunione di tutto il movimento Legacoop alla presenza del presidente nazionale, Giuliano Poletti. «In questo momento è necessario il massimo di unità politica e di coesione sociale tenendo aperto un confronto che non si è mai esaurito». Così il presidente della Legacoop di Reggio Emilia, Ildo Cigarini, ha spiegato al Giornale la fase travagliata che sta attraversando tutto il sistema sintetizzata dall’apertura alla linea toscana.
Ma avvicinarsi a Campaini e alla linea della «neutralità armata» che nella finanza si esprime nel Monte dei Paschi non significa appoggiare le tesi più attendiste che nei Ds sono state avanzate dall’ex ministro Franco Bassanini? «Il fatto che ci sia una ridiscussione è naturale e fisiologico - taglia corto Lanfranco Turci ex presidente diessino della Legacoop - ma è un processo che non si chiude con una riunione delle Coop emiliane». Un’eventuale prevalenza della linea-Bassanini, quindi, sarebbe una semplificazione. E anche un cambiamento dell’indirizzo politico nelle Coop, secondo Turci, non sarebbe drammatico «perché la loro capacità elettorale è modesta». La Direzione Nazionale dei Ds dell’11 gennaio, conclude il deputato, dovrà comunque affrontare la questione dei rapporti «nonostante i tentativi di qualcuno di dire che non c’è niente da discutere».