La Coop sei tu, quindi paghi di più

Il libro di Bernardo Caprotti, la sua protesta hanno suscitato un bel putiferio, al quale m'allieto di aver contribuito coi miei conti sui prezzi. Ma il rischio è che tutto finisca poi come in un film di Peppone e Don Camillo. Che la vicenda sia ridotta a uno scontro di umori, tra il brianzolo che ha creato la grande distribuzione in Italia e i Pepponi rossi, emiliani e non solo. Quando invece c'è la questione dei prezzi, che darebbe la maniera a chiunque di orientarsi in questo litigio omerico. Come ha ben inteso in un’intervista anche Lanfranco Turci, modenese di Campogalliano, ex presidente della Lega delle Cooperative, e persona per bene: «Ma dai responsabili della Coop mi attendo ora una risposta precisa su un punto che valuto importantissimo». E quando il giornalista gli domanda quale, lui risponde: «Quello sui prezzi dei prodotti, mi aspetto cioè che la Coop dimostri con estrema chiarezza che non è vero che vende a prezzi più alti. In caso contrario sarebbe uno smacco». Un altro.
Infatti Altroconsumo, associazione di consumatori che non può dirsi di destra, il 21 settembre reagiva preoccupata alle notizie di una possibile vendita di Esselunga. E accludeva una tabella, dove i prezzi di Ipercoop e Coop venivano stimati più alti rispettivamente del 5% e del 10%. Nella stessa nota che anticipa la sua inchiesta sui supermercati si poteva inoltre leggere: «Genova, con la presenza di un unico ipermercato, e quindi con l'assenza di catene competitive tra loro, è una delle città con il livello di prezzi più elevato. Nel punto vendita più economico si spende il 27% in più rispetto a quello di Pisa». E ancora di seguito: «Dall'inchiesta di Altroconsumo risulta che nel mercato spezzino, dopo il subentro di Esselunga come competitor, il livello dei prezzi si è notevolmente abbassato: l'anno scorso nel punto vendita meno caro (Ipercoop) si spendeva l'8% in meno rispetto alla media nazionale. Quest'anno nel punto vendita Esselunga i cittadini di La Spezia possono risparmiare quasi il 20% rispetto alla media nazionale, mentre ora presso Ipercoop i prezzi sono più bassi di quasi il 14%». Se ne deduce insomma che è stata l'azienda privata e non sono state le cooperative a calmierare i prezzi.
E mi sia concesso allora di notare che queste frasi confermano alla lettera i dati elaborati nella mia prefazione al libro di Caprotti. Dove spiego che le quote di mercato elevate delle Coop in alcune regioni non sono correlate a prezzi migliori. Come accade per Ipercoop Genova. E anzi là dove la concorrenza del privato c'è meno, come in Liguria, i prezzi delle Coop sono più elevati circa del 15% rispetto ad esempio alla Toscana dove essa è maggiore. Lo smacco insomma c'è tutto. Anche perché il fine delle cooperative dovrebbe essere di offrire ai loro soci beni e prezzi migliori. Perciò esse sono favorite dal fisco. A parità di utile lordo l’incidenza dell’Ires risulta del 17% per le cooperative mentre ammonta al 43% quella delle società commerciali. Questi i conti senza giochi sui sostituti d’imposta. E però se i loro prezzi sono più alti crolla tutto. Ci ritroviamo in una situazione di rendita, direi sovietica. Si sussidiano le imprese che fanno prezzi più alti coi soldi di chi li fa più bassi. L'assurdo. Negli altri delicati temi del dissidio Caprotti-Coop non entro. Ma circa i prezzi: l'Antitrust dov'è? E Bersani? Perché lui, solerte moralizzatore di tassisti, sulle rendite delle cooperative tace?
Geminello Alvi