Alla Coop vietato far la spesa in bikini

A Torre del Lago vietato entrare al supermercato in tanga e due pezzi: disturbano il decoro del posto. La direttrice: "Siamo stufi dei maleducati"

Forse sarà meglio buttarsi sul discount. Perché inflazione, caro petrolio, crisi dei mutui o no alla Coop non si fanno più sconti, meno che meno sull’abbigliamento estivo. «Si pregano i signori clienti di entrare nel supermercato vestiti in maniera adeguata, grazie...» sta scritto a mano da un paio di settimane col pennarello rosso su due cartelli all’ingresso di quello di Torre del Lago, frazione di Viareggio, terra promessa degli amanti di Puccini e degli amanti gay di tutto il mondo, specie dalle parti della Lecciona. Non bastavano sindaci e parroci ora ci si mette pure il direttore del punto vendita a darti lezioni di look. Una volta parcheggiato all’ingresso tra i carrelli c’era Paolo Ferrari che cercava di scambiare due fustini per uno, adesso se ti presenti all’ingresso in ciabatte e bermuda ti scambiano come minimo per un rapinatore. La morale pubblica viene così aggiornata ai tempi che corrono anche quando corrono contromano: basta bikini a balconcino con il ferretto, basta slip bocciolo di rosa, basta quadranga da bagno con i laccetti. Anche la Coop, quella di falce e carrello, arrossisce di fronte al reazionario comune senso del pudore, il vietato vietare ormai appartiene al maggio francese mica all’Estate Versiliana. Si comincia sempre così poi va a finire che non ti fanno entrare più nemmeno l’uomo in ammollo della Bio Presto, il marcantonio con il martello della Plasmon e Pippo l’ippopotamo che per sua natura abitualmente non veste Marzotto. Non un ordine, spiega al Tirreno la direttrice Donatella Lapi, semmai un invito: «È una decisione che ho preso io perché la cosa ormai era diventata incontrollabile. C’è chi si è presentato persino con il pareo a mezza vita, ma si può? Non è questo l’abbigliamento adatto a un un locale pubblico».

Oddio, ci sarebbe sempre da fare una distinzione tra quelle che portano il bikini sforzandosi come possono di contenere le proprie sontuose anatomie e chi ne approfitta per esibire busti che starebbero meglio conservati nel museo di Ninive. Ma la direttrice spazza ogni dubbio: «Sono più che altro giovani e ragazze in vacanza». E allora vabbè, facciamoci del male. Vietare il due pezzi femminile per quanto inspiegabile, è ormai un’usanza molto diffusa. Riccione per esempio proibisce lo shopping a torso nudo lungo il viale Ceccarini persino se a esibirlo fossero Belen Rodriguez e Aida Yespica, Viareggio ha varato un codice di comportamento che ti impedisce di circolare come ti pare in posti che non siano la spiaggia, a Taormina se ti beccano con addosso il costumino intimo mare di Costantino Vitagliano non te la cavi con meno di 500 euro di multa per oltraggio alla griffe, ad Alassio, per protestare contro l’ordinanza del sindaco, ci fu addirittura una manifestazione di piazza, tutti in bikini, infradito e pugni al cielo, lotta dura senza cintura, senza contare le crociate dei parroci contro l’ombelico scoperto, le gonne troppo corte, i jeans a vita bassa, il cavallo dei pantaloni e Furia cavallo del West.

«Non sono mancate scene di nervosismo - è ancora la Lapi a parlare - qualcuno se ne è pure andato stizzito e non capisco perché: è anche una questione di igiene oltre che di rispetto per il prossimo». Già. Ma resta da capire come sarà il caso di conciarsi una volta usciti dai Bagni Mirasole e a quali categorie di guardaroba, oltre agli schützen della Val Passiria, sarà consentito fare la spesa senza incorrere in altri reati. Sarà lecito per esempio avvicinarsi alla lattuga brasiliana vestito da finocchio? O uscire dal supermercato con la kefia, il caftano o il tabarro ma senza aver comprato una fava? E si potrà al contrario entrare liberamente in un sexy shop solo per ordinare un tiramisù? A questo punto l’unica vera scelta di libertà è la spesa a domicilio, meglio se consegnata da Belen o Aida. Vestite in maniera adeguata, grazie...