Cooperativa a Lunghezzina: case pagate e mai costruite

Il cantiere è bloccato malgrado la garanzia ai soci del Comune

Alessia Marani

Non termina l’incubo per le 32 famiglie che stipularono un contratto per l’acquisto di altrettanti alloggi in edilizia agevolata nel cosiddetto Piano di zona «Lunghezzina 2». Case per cui è stato versato un anticipo ma il cui cantiere resta ancora bloccato. Niente abitazioni, dunque, seppur pagate in anticipo. Una querelle iniziata nel luglio del 2003, che sembrava essere arrivata a un punto di svolta ma che, ora, invece, torna in tutta la sua drammaticità. I fatti. Quattro anni fa il Campidoglio con una convenzione ad hoc assegna tramite la XII Ripartizione il diritto di superficie a costruire. L’assessorato all’Urbanistica secondo Piano Regolatore, dunque, e in attuazione della legge 82/94 per progetti di edilizia residenziale pubblica dà l’ok all’edificazione su terreni di sua proprietà. Una decina le ditte a cui appalta la realizzazione del Piano di zona. Viene costituito un consorzio (Consorzio Case 2000 Scarl) che in applicazione delle norme statali e comunali dovrà poi occuparsi anche delle opere primarie e secondarie (strade, scuole, fogne, illuminazione). Uno dei lotti - quello a tutt’oggi incompiuto - viene affidato alla Ottaviani srl che, a sua volta, gira l’appalto alla Ciociaria Costruzioni srl. Il cantiere prende il via, come da convenzione e come garantito ai soci. Ma nel luglio del 2003, appunto, lo stop improvviso. Si scopre che tra la Ottaviani e la Ciociaria srl, nel frattempo, è nato un contenzioso per crediti non saldati. Comincia un rimpallo di competenze snervanti. «Ciascuno di noi - spiega Augusto Auligi, uno dei 32 acquirenti ancora a bocca asciutta - ha versato una media di 20/25mila euro. Persino l’agenzia intermediaria della vendita s’è già intascata oltre 1000 euro di provvigione per appartamento. Case che, di questo passo, non avremo mai».
A Lunghezzina 2 sono soprattutto giovani coppie ad avere comprato. «Molti di noi - dicono - nel frattempo si sono già sposati, qualcuno ha dei bambini. Pensavamo di poter dare un tetto alle nostre famiglie, invece siamo ancora a casa con i genitori o costretti a pagare affitti salatissimi altrove. È un incubo quello che stiamo vivendo. E pensare che a garantire per l’acquisto è stato lo stesso Comune di Roma che ora fa orecchie da mercante». Già, perché una soluzione tempo fa, dopo una serie di incontri andati a vuoto con l’assessorato ai lavori pubblici del Campidoglio, pareva fosse stata trovata: quella di deliberare in aula Giulio Cesare la cessione del diritto di superficie da parte del Comune dalla Ottaviani alla Ciociaria, in modo da permettere alla ditta subentrante di riaprire il cantiere e realizzare finalmente la palazzina. «Un accordo che adesso - spiega Armando Morgia, consigliere Prc in VIII municipio - rischia di saltare per il fallimento dichiarato ora dalla Ottaviani. Non è escluso che il Tribunale decida di bloccare qualsiasi provvedimento in corso, compresa la cessione del diritto di superficie. Fatto di cui abbiamo parlato coi rappresentanti capitolini che, inizialmente, ci hanno dato delle rassicurazioni per poi far perdere ogni traccia di sé. Queste famiglie hanno diritto più che mai a una casa. Tanto più che la stanno pagando regolarmente, che il terreno è stato concesso dal Comune proprio perché avessero un tetto sulle loro teste».