Cooperazioni creative Liguria, 20mila euro per insegnare ecologia ai contadini brasiliani

GenovaI contadini «Sem Terra», i campesinos brasiliani talmente poveri da dover andare a occupare le terre sfruttate e abbandonate dai latifondisti, non sono certo così ricchi da permettersi di mettere su intere piantagioni a base di prodotti geneticamente manipolati (o modificati). Il rischio di acquistare da loro banane dopate o patate agli estrogeni è praticamente uguale a quello che la Regione Liguria la smetta di dare soldi in giro per il mondo.
Infatti ai contadini che meglio di ogni altro rappresentano quei produttori che irrigano i loro ortaggi col sudore della fronte la Regione Liguria cosa pensa di proporre? Un bel corso di coltivazione biologica, con agricoltori delle valli spezzine a salire in cattedra per insegnare ai colleghi di Araraquara, provincia poverissima di San Paolo del Brasile, che non si devono spargere robacce chimiche nei campi.
Costo dell’operazione, 20mila euro genericamente manipolati dai bilanci di Regione (10mila), Provincia della Spezia (5mila) e Comune di Lerici (5mila). Ma con la benedizione e il patrocinio di Arci Liguria, che si è fatto tramite per mandare due agricoltori della Cia (la Confagricoltura, non l’intelligence americana) in Brasile e successivamente per ospitare in Liguria una delegazione dei «Sem Terra», guidata dall’ingegnere agronomo Alez Y.Kawakami. Lo stesso che nel 2005, durante un convegno a Lerici, aveva indicato, fra le priorità, il bisogno di formazione dei contadini, di aiuto per l’applicazione delle tecniche ecologiche innovative e, in secondo luogo, per la gestione delle cooperative agricole.
Così è arrivata l’idea del soccorso dalla Liguria. Che presto importerà i prodotti dei campesinos e li venderà a prezzo maggiorato: saranno non ogm e magari pure equo e solidali.