Copenaghen L’Africa spacca il summit sul clima

L’Africa non ci sta e, nella settimana conclusiva del vertice sul clima a Copenaghen, punta i piedi contro i Paesi industrializzati e mette in atto la protesta. È successo allora che nell’affollatissimo Bella Center - dove migliaia di giornalisti e delegati hanno fatto ore di fila al gelo per avere un accredito - i lavori si sono improvvisamente interrotti, boicottati da tutto il G77. La presidenza danese ha subito avviato contatti ed è riuscita a ricucire in extremis lo strappo che avrebbe annientato ogni speranza di accordo a cinque giorni dall’arrivo dei leader di 120 Paesi per la fase negoziale conclusiva. La richiesta dei Paesi in via di sviluppo, capeggiati dagli africani, è sostanzialmente di dare priorità a un secondo periodo di impegno per i tagli delle emissioni di C02 previsti dal Protocollo di Kyoto rispetto alla più ampia discussione sugli obiettivi di lungo termine per la cooperazione nella lotta ai cambiamenti climatici. «L’Africa ha tirato il freno d’emergenza per evitare che il treno deragli nel fine settimana», ha commentato Jeremy Hobbs, direttore esecutivo di Oxfam International. «Siamo riusciti a trovare una soluzione ragionevole», ha detto il ministro dell’Ambiente svedese Andreas Carlgren.