Copenaghen, l'arrivo dei ministri

Con l'arrivo dei ministri al vertice Onu sul clima, il negoziato entra nella sua fase di ufficialità. Obiettivo, mettere nero su bianco i target e i mezzi per ridurre le emissioni di CO2

Dopo la prima settimana passata a conoscersi e studiarsi, adesso alla Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici in corso a Copenaghen fino al 18 dicembre si passa dal tavolo dei negoziati a quello delle decisioni. I principi alla base di un eventuale accordo per salvare il Pianeta dall'effetto serra sono stati fissati, ma devono essere definiti gli impegni precisi: con l'arrivo dei ministri, il testo negoziato entra ora nella fase di ufficialità.

Obiettivo dichiarato è salvare il Pianeta dal riscaldamento globale, i mezzi a disposizione consistono nel taglio delle emissioni di gas serra. Sul primo, c'è convergenza; è sul secondo che cominciano i problemi: in particolare lo scontro riguarda gli impegni espressi in cifre da parte dei Paesi industrializzati e per quelli in via di sviluppo. Così dopo una settimana di negoziati e dopo le tensioni della polizia con i manifestanti di sabato pomeriggio, almeno due documenti sono pronti che dovrebbero gettare le basi per un accordo sul clima: uno nell'ambito della Convenzione Onu sul clima, l'altro all'interno del gruppo del Protocollo di Kyoto.

I documenti sono pronti ad essere sottoposti ai ministri, arrivati nella giornata di sabato: per l'Italia il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo. Alle conclusioni che i ministri dovranno vagliare manca ancora la volontà politica e il riferimento a impegni precisi e numeri certi. In ogni caso l'indicazione di fermare la corsa al rialzo della temperatura media a 1,5-2 gradi, rappresenta di fatto una possibilità di abbassare ulteriormente il tetto di riferimento e, di conseguenza, alzare gli impegni. Nel frattempo, al vertice climatico nella capitale danese sono giunte buone notizie provenienti dall'Unione Europea sui fondi messi a disposizione per i Paesi in via di sviluppo: 7,2 miliardi per tre anni 2010-2012, 600 milioni dall'Italia.

La settimana appena trascorsa a Copenaghen vede scontenta la Cina: il viceministro cinese He Yafei ha dichiarato che il finanziamento a corto termine non è la risposta e che quanto deciso non è sufficiente. Al contrario, il capo dei negoziatori, Yvo de Boer, a livello di Convenzione quadro dell'Onu sui cambiamenti climatici (Unfccc, United nations framework convention on climate change), giudica la decisione europea «un notevole incoraggiamento».