Le «coperture» del presidente e i disagi senesi

Con l’operazione Mps-Antonveneta, il presidente Giuseppe Mussari ha dimostrato determinazione e abilità nel trasformare il Monte nella terza banca italiana. Dietro ci sono solo le popolari. Per riuscirci Mussari ha seguito una strategia precisa: da una parte si è «coperto» sia politicamente, sia sul lato dei poteri finanziari, con i quali da oggi avrà a che fare quotidianamente. Dall’altra ha forzato la situazione locale, congelando i possibili mal di pancia delle sue contrade. A partire dalla Fondazione.
Della copertura politica si è già detto molto. E ieri sono arrivate le conferme sia dal fronte più vicino a Siena, quello del Pd, sia dall’opposizione. Ma per capire a pieno l’abilità di Mussari vanno messi in fila anche gli indizi sulla «copertura» della grande finanza. Una strada che porta dalle parti di Mediobanca, che di Mps è stato l’advisor. La Mediobanca presieduta da Cesare Geronzi, contro il quale sarebbe meglio non fare un’operazione come questa. E l’aver tolto al Santander (venditore di Antonveneta) un possibile problema, con un’offerta che incorpora una plusvalenza da 2,5 miliardi per il suo presidente Botin, di certo non ha indispettito Mediobanca. Anzi. Tanto che in molti in Borsa ricordano sia i buoni rapporti che correvano tra Botin e Geronzi negli ultimi tempi di Capitalia, sia quelli tra Botin e Bollorè, il leader dei soci francesi di Mediobanca. Mentre i più maliziosi sono pronti a scommettere che presto vedremo parte della plusvalenza del Santander (già socio in Mediobanca) investita nelle Generali. Per questo è ora più difficile che i problemi per Mussari arrivino da Siena: la Fondazione Mps sembra stata presa in contropiede. Ora deve trovare 2 miliardi per partecipare all’aumento di capitale e prepararsi per un po’ a incassare meno dividendi per le sue erogazioni. Il mal di pancia c’è, e le imboscate non mancheranno. Ma Mussari, probabilmente, si è messo al sicuro.