Un copione da anni Settanta per il lancio della nuova sinistra

RomaAria da festa dell’Unità anni Settanta; con Gianni Minà che parla di America latina, umoristi organici che fanno giochi di parole un po’ oscuri e lavoratori sopra il palco. Non si sono fatti mancare neppure il saluto del segretario generale della Cgil; il sociologo operaista che dà la sua benedizione e Alberto Asor Rosa che invita tutti ad «andare oltre» perché il problema dell’Italia è che c’è troppa poca politica.
Ogni volta che il Partito democratico cerca di levarsi di dosso la polvere dei decenni passati, arriva qualcuno che la fa tornare di moda e lo costringe a rimettersi in coda per prendersene una cucchiaiata. È andata così anche con la nuova manifestazione del popolo viola, la prima che si è fregiata dell’adesione dei partiti del centrosinistra quasi al completo. Pd di Pier Luigi Bersani e radicali compresi. Fuori solo l’Udc di Pier Ferdinando Casini e l’Api di Francesco Rutelli.
E a vedere la partecipazione l’hanno vista giusta i centristi. Il colpo d’occhio non era di quelli delle grandi occasioni. Secondo gli organizzatori, ieri sera a piazza del Popolo si sono radunati circa 200mila anti berlusconiani duri e puri. Di quelli, tanto per intenderci, che fanno le pulci pure ad Antonio Di Pietro e si fidano di una cosa solo se è scritta su un blog. Tutte bandiere del colore d’ordinanza, nessun logo di partito. Ne è sfuggito giusto qualcuno della sinistra radicale. Protagonista, un fantoccio che rappresentava il presidente del Consiglio, con banconota da 500 euro tra i denti e telecamere al seguito.
Il fatto è che, secondo la questura, erano molti meno. Diecimila. «I numeri non contano», commentavano ieri su Facebook i simpatizzanti. La cifra incassata (il movimento nato su internet ha rifiutato ogni aiuto dai partiti) attraverso le sottoscrizioni raccolte in piazza è stata di 23.560 euro. Poco meno di 12 centesimi a manifestante, se fosse reale la partecipazione denunciata dagli organizzatori. Militanti duri e puri, disposti a tutto pur di cacciare il tiranno, Silvio Berlusconi, ma un po’ tirchi quindi (i soldi sono comunque sufficienti visto che 30mila euro erano già stati raccolti online). Oppure le solite cifre farlocche sulle piazze di Roma.
Ma tant’è. La seconda giornata dei viola, intitolata «Basta! La legge è uguale per tutti», una vittoria l’ha incassata ed è politica. Già con la distribuzione delle patenti, una specie di Docg dell’antiberlusconismo, i più movimentisti della sinistra, gli eredi dei girotondini, avevano avuto la soddisfazione di vedere Massimo D’Alema prendersi un foglietto che fino a un passato molto recente avrebbe liquidato con una battutaccia delle sue. Invece questa volta l’uomo forte della sinistra si è preso il lasciapassare viola. E il bello è che loro lo hanno ringraziato dedicandogli gli unici fischi della serata. Quelli che generalmente la sinistra riserva ai compagni accusati di connivenza con il nemico.
Se è vero che D’Alema aveva - come ha confidato ieri al Corsera - qualche tentazione di andare, se l’è fatta passare subito. Non sarebbe stato a suo agio. E, per la proprietà transitiva, neppure il segretario Pier Luigi Bersani si sarebbe sentito tra amici. E infatti non c’era.
Si sono invece trovati benissimo tutti gli altri ospiti. La presidente del Pd Rosi Bindi. E questa volta è stata lei a dare una patente al movimento. Rispetto alla prima versione, ha spiegato, «è più maturo, perché è passato dall’antiberlusconismo all’alternativa». Una forza di governo, praticamente. C’era anche Antonio Di Pietro, che aveva avuto in passato qualche problemino con i viola, che temevano di essere iscritti d’ufficio all’Italia dei valori.
Per gli oratori ufficiali, devono avere pensato i promotori del nuovo No B day, meglio puntare sulle vecchie glorie. Ed ecco il giornalista Gianni Minà, che - applauditissimo - ha invitato tutti a non dare retta alle menzogne che si leggono su Hugo Chavez e su Cuba. Il registra Mario Monicelli, che ha esortato la piazza a «non mollare, dovete tenere duro, spazzare via tutta la classe dirigente del Paese». Poi i precari. E gli operai delle fabbriche in difficoltà. Cose già viste, insomma, in un arco di tempo che va dai tristissimi Settanta ai nuovisti Novanta. Una cosa inedita, per la verità, in realtà ieri c’era. Emma Bonino e Marco Pannella al loro esordio in una in piazza che, fino a poco tempo fa, gli sarebbe stata indigesta.