Coppa America delle sorprese: Chavez chiede «sangre y fuego»

«Este tiempo serà a sangre y fuego!» Da Cuba, dove si sta sottoponendo alla radioterapia, Hugo Chavez manifesta su Twitter tutto il suo entusiasmo per i successi del Venezuela in Coppa America. La semifinale di questa notte contro il Paraguay (ore 2.45, diretta su SkySport1) è lo scontro più sorprendente di un torneo che ha già perso per strada le presunte regine. È diventata la Coppa del «pueblo», di chi mai verrebbe ammesso a una cena di gala senza smoking. Chavez ne approfitta per raccogliere consensi politici e diffondere il verbo della «Repùblica Bolivariana». Un po’ come il collega peruviano Olianta Humala, che attribuisce i trionfi della squadra di Markarian alla «superioridad de la raza andina».
Lasciando da parte le più o meno fantasiose paternità politiche la Coppa America ha evidenziato un livellamento di valori. Non è soltanto una questione di motivazioni o condizione atletica. Il nuovo che avanza è tangibile. Persino squadre come il Venezuela, un tempo maglia nera del calcio sudamericano, ha calciatori (Rondon, Miku, Arango, Rincon e Orozco) che militano nei più competitivi campionati d'Europa. Lo stesso allenatore Cesar Farias, che Chavez considera più bravo di Guardiola, ha una laurea in lingue e ha studiato tattica dal ct iberico Del Bosque. Il Perù si è presentato a Buenos Aires orfano dei pezzi da novanta (Farfan, Pizarro, Manco e Galliquio), ma con un portiere, Raul Fernandez, che in questo momento è tra i cinque o sei più forti al mondo. Del Paraguay se n’era accorta anche l’Italia ai mondiali, mentre l’Uruguay di Tabarez sta confermando, con pochi ritocchi, l’ottimo stato di salute apprezzato in Sudafrica.
Ed è così che Brasile e Argentina restano alla finestra. La situazione dell'Albiceleste non desta comunque particolari preoccupazioni. I giocatori ci sono e i ricambi (a partire da Lamela e Maxi Lopez) non mancano. Serve piuttosto un uomo di polso che metta un po’ d’ordine nello spogliatoio. Proprio per queste ragioni la figura del «tutor» Carlos Bilardo potrebbe rappresentare la soluzione adatta ad eliminare antiche ruggini.
Il Brasile invece vede nero. Mano Menezes, confermato ma con lo spettro di Falcao incombente, ha dato fiducia ai virgulti. L’esperimento è stato disastroso.