La Coppa America non è un evento da trasfomare in macchina da soldi

(...) Con l’avvento della Coppa in Europa è stato persino inibito lo spirito del Deed of Gift che voleva una sfida sportiva tra nazioni.
Basta aprire il pdf http://www.americascup.com/multimedia/docs/2006/04/course_marshal_instructions_2006_acts.pdf per rendersi conto che lungo il perimetro del Race Diamond il corridoio di sicurezza è stato portato dai 30 m. che erano ad Auckland a 200.
Che per stare al limite della Start Box Area le imbarcazioni devono essere munite di bandiera, blu o viola, numerata da ritirare c/o l’Acm e riconsegnare subito dopo le regate per non incorrere nella sanzione di 500 Euro.
Dietro le Flagged Vessels viene poi fatta osservare una «buffer zone» onde permettere alle suddette Fv di manovrare.
Gli spettatori «normali» avranno il gentile consenso di stare con le loro barche oltre questi limiti oppure potranno vedersi la regata dalla spiaggia con il binocolo.
La Coppa America è stata spesso paragonata alla Formula 1.
Se il raffronto regge per quanto riguarda le innovazioni tecnologiche altrettanto non la si può paragonare sul piano sportivo. La vela è una delle discipline delle Olimpiadi, le corse automobilistiche no.
Trasformare questo evento in una macchina per fare soldi (come se lui, Bertarelli, ne avesse bisogno) mi sembra non rispetti la tradizione. Tanto è che nonostante Luca Bontempelli ci voglia far credere che agli Acts di Valencia partecipano centinaia di barche spettatori la realtà vista da chi c’è stato è ben diversa. Però tutti zitti altrimenti si perde la possibilità di farsi accreditare.
Bei tempi quelli in cui la Coppa America era in Nuova Zelanda!!
Buon vento,
Renato Raspi
*Presidente Luna Rossa Fans Club