Coppa America Non è mai il tempo delle vele. Tutti fermi: c’è vento

Via col vento. I nostri sogni, le nostre attese, la nostra voglia di grande vela è finita un’altra volta nel nulla. E siamo rimasti ancora idealmente a guardare il mare, come la folla sulle banchine e sulle barche del porto di Valencia. Anche ieri niente regata: due giorni fa perché non c’era vento, ventiquattr’ore dopo perché ce n’era troppo. Insomma, la maledizione di questa 33ª edizione della coppa America sembra proprio perseguitarci. Ma noi non ci arrendiamo.
D’altra parte quando hai a che fare con una manifestazione così particolare non puoi farti prendere dallo sconforto per così poco. Già devi considerare che ti trovi di fronte a un evento che non ha una periodicità regolare, non è la coppa del mondo di qualsiasi sport di questo pianeta: qui si gareggia quando lo decide il miliardario che si è portato a casa il trofeo, mica in base a un regolare calendario. E poi il miliardario decide anche dove si dovrà gareggiare e contro chi vuole difendere la sua coppa. E se qualcuno ha qualcosa da dire si passano anni in tribunale, tra ricorsi e carte bollate. E alla fine chi deve affrontarsi non lo decide una federazione (come per tutti gli sport del mondo) ma niente meno che la Corte Suprema di New York, che evidentemente non ha altri problemi più delicati da dirimere.
Ma d’altra parte che cosa c’è di più delicato di questa coppa, nata come sfida di barche a vela e finita per essere un duello di miliardari che su questo evento investono miniere d’oro. Sfide da 500 milioni di euro, anni di battaglie legali (e chissà quanto sono costati gli avvocati), anni di allenamenti con equipaggi di altissimo livello. Poi finalmente arriva il momento tanto atteso, la gente può tornare a parlare di rande e tangoni, skipper e spinnaker e invece si affloscia tutto. E restiamo lì come un bambino a cui hanno portato via il giocattolo la mattina di Natale...
D’altra parte, finché si andava a gareggiare al vento della California, dell’Australia o della Nuova Zelanda, bene o male si riusciva a regatare. Da quando la coppa America è diventata coppa Europa si è afflosciato tutto. Il vento del Mediterraneo evidentemente non è fatto per questi trimarani e catamarani sofisticatissimi, per queste Formula 1 del mare. Ci consola una sola prospettiva: che la coppa America di quest’anno si svolgerà in appena tre regate. Magari due, se dovesse vincerle entrambe la stessa barca. Poi ne riparleremo chissà quando.