Coppa Italia, l’Inter cerca il ribaltone

Oggi finale di ritorno alle 17,30. Mancini e la rimonta: "Dopo il 6-2, possiamo fare 5 gol". Spalletti prudente: "Nostra al 51%"

Milano - L’incertezza sta solo nelle percentuali. Dice Spalletti: «Abbiamo il 51 per cento di probabilità di passare». Ribatte Mancini: «Macché! Ma cosa dice? Hanno il 70 per cento di possibilità. Ben inteso: noi possiamo segnare cinque gol». Cinque gol? Ma ne bastano quattro. Mancini esagera sempre. No, ormai è spudoratamente realista. «Sapete, negli ultimi tempi la nostra difesa non mi è sembrata proprio granitica. Non avremo nemmeno Materazzi. Dunque, un gol lo prendiamo, però possiamo farne cinque».

Inter-Roma quinto atto sembra l’unico che conti davvero poco rispetto ai precedenti quattro di quest’anno. L’Inter riparte dal 6-2 inghiottito all’Olimpico. Moratti dai 62 anni (sei-due, guarda caso) che ha compiuto ieri, festeggiato martedì sera con squadra e amici ai quali ha voluto render conto di un regalo appena preparato: definito l’acquisto di David Suazo, il ventisettenne honduregno del Cagliari che Mancini gli chiede da sei mesi e con il quale intende restituire varietà al gioco d’attacco dell’Inter. Soprattutto in Champions, dove gli spazi sono più larghi e la velocità della saetta nera cagliaritana può far danni a chiunque: spiegazione che Moratti si è vista recapitare più di una volta dal tecnico, fino a convincersene pure lui.

E, infatti, ieri davanti a domanda precisa («Preso Suazo?»), il presidente ha svicolato con replica impacciata: «Lo hanno annunciato i giornali, l’Inter non ha ufficializzato niente». Tutto concluso con 14 milioni di euro da recapitare a Cellino. Molto più preciso, invece, su Materazzi che piace in Spagna. «Lo vogliono in tanti, ma io sono fiero che Materazzi sia dell’Inter». Un complimento che vale un regalo.

Per il vero, Suazo poteva essere utile già stasera. Cruz è a mezzo servizio, Adriano non è convocato. Restano Crespo e Recoba, o forse soltanto l’argentino se prenderà forma l’Inter a una punta e dal centrocampo sostanzioso. Per tutti varrà la filosofia del tecnico. «Noi ci proviamo». O quella del presidente: «Serve un’impresa». Non è proprio un «io speriamo che me la cavo», ma quasi. E se Spalletti ha cercato uno schizzo d’autore («abbiamo fatto un quadro, dobbiamo mettere la cornice»), Mancini si è rifatto al pane e salame: «Non pensiamo a ribaltare il risultato ad ogni costo.

Sarebbe un errore. Giochiamo una bella partita per segnare più reti possibile». Meglio non dire altro, dopo l’imbarcata del primo quarto d’ora a Roma e quell’altra contro la Lazio in campionato.
Servono battute: «Abbiamo preso sei gol una volta, tre un’altra, stavolta sarà uno». Da qui l’idea fissa del segnare cinque reti che poi fa rima con sognare. Mentre Spalletti preferisce tener profilo basso anche nei particolari. La Roma potrebbe rimettere in bacheca la coppa Italia che non vince dal 1991. «Bacheca?», si domanda lui, «Basta una mensolina da 10-15 cm». Ognuno ha le sue scaramanzie. La Roma, per il vero, ricorda che l’Inter le ha già segnato 4 gol: questa estate in Supercoppa. L’Inter sa che quella di Spalletti è stata la squadra che le ha procurato più grattacapi. «Soprattutto quando gioca in velocità», ha concluso Mancini.

Ieri a Como, intanto, l’Inter ha scoperto un tifoso speciale: Silvio Berlusconi. Il presidente rossonero, presentando il candidato sindaco di Appiano Gentile, ha gridato dal palco: «Viva l’Inter campione d’Italia, viva l’Inter dei record che ha vinto meritatamente». Spiegando poi il perché di questa improvvisa febbre nerazzurra: «Mio padre mi raccomandava sempre: tu devi tenere per il Milan, ma quando l’Inter gioca contro squadre di altre città devi tifare per l’altra squadra di Milano». Stasera invece a San Siro ci saranno almeno diecimila tifosi giallorossi, ieri un ritardo a Fiumicino ha permesso al tifo romanista di invadere l’aeroporto e far le prove generali della festa. Sembra tutto già scritto. Però mai dire mai.