La coppa scolpita da mani azzurre torna nella bacheca di casa Italia

Silvio Gazzaniga è l’artista che ha progettato, disegnato e plasmato la coppa nel 1973. «Che emozione mi ha dato Cannavaro. Come Zoff»

Gianandrea Zagato

Non sa niente o quasi di calcio. I nomi degli azzurri, beh non se li ricorda. Ma, lui, della coppa del mondo conosce vita, morte e miracoli. Impresa non impossibile per chi di quella coppa è il papà. Già, il milanese Silvio Gazzaniga l’ha disegnata, plasmata e persino riparata dalle ammaccature: «Ue’, gli italiani si emozionano quando la sollevano, ma adesso è come prima, nuova. Bella e pronta perché capitan Cannavaro l’innalzi al mondo come fece l’indimenticabile Dino Zoff al Santiago Bernabeu di Madrid».
Immagine con lacrimuccia non da copione, «sa quel trofeo è il simbolo dell’universale bellezza dello sport» racconta l’ottantreenne scultore, che dai cassetti della memoria estrae bozzetti, disegni e appunti della «sua» coppa. «Porta bene i suoi trentasei anni. Era il 1970, il Brasile aveva appena conquistato la Rimet in circolazione dal 1930 e la Fifa aveva lanciato una competizione per la creazione di un nuovo trofeo. Partecipai con due disegni e un modello di plastilina. Due anni dopo, nel 1972, l’annuncio ufficiale che tra 53 altre proposte era stata scelta la mia». Trentasei centimetri d’altezza per cinque chili di oro massiccio, «gioiello? no, meglio scultura perché è prima di tutto una scultura». Con le mani, Gazzaniga, disegna le curve della «sua» creatura: «Quel movimento a spirale, quella tensione che sorge dalla base fino alla sommità gli conferisce un dinamismo plastico, scultoreo».
Commozione sempre più palpabile, «mi sono ispirato agli atleti e al mondo. Volevo creare qualcosa che simboleggiasse lo sforzo fisico ma che allo stesso tempo esprimesse armonia, semplicità e pace. Una silhouette lineare e, comunque, grandiosa di un calciatore nel momento della vittoria che non è però un superuomo». Spiega con tanto di fotografie dei «conquistatori» sparpagliate sul tavolo di via Stendhal: da Franz Beckenbauer, «il primo a sollevare la coppa», a Dieguito Maradona, «tra i coriandoli degli argentini a Città del Messico», passando per Zinedine Zidane e l’Italia di Zoff. Istanti di quella coppa diventata mitica che, garantisce Gazzaniga, «parla milanese» e «se me lo richiedessero, non avrebbe bisogno di troppi ritocchi rispetto all’originale». Certezza di chi, qualche mese fa, ha comunque rimesso mano, «è stato emozionante ritoccare l’originale, di proprietà della Fifa. Il fondo era rovinato, le strisce di malachite andavano sostituite e l’oro aveva bisogno di ritrovare lucentezza con qualche bagno in più».
Maquillage avvenuto con riservatezza, ma pure tanta gioia e orgoglio, di chi sa che «si impugna bene la coppa». E, poi, dentro c’è sempre l’Italia.