Copperfield imita Houdini e passa attraverso l’acciaio

A Milano il mago chiude stasera il suo incredibile show. Fa sparire tredici spettatori dalla platea e trasforma un’oca in un peluche

Enrico Groppali

da Milano

La folla entra, ed è una moltitudine stranamente composta che si assiepa senza sfoderare né oggetti-feticcio né foto autografe del divo. Sul palco nudo, intanto, due enormi televisori più un terzo, di misura ridotta, che ammicca sopra l'emiciclo scuro proiettando altisonanti slogan che magnificano la star. Senza scordare, chi l'avrebbe mai detto, la sua unica concessione al grande schermo in un orrorifico Horror Train avvenuta la bellezza di ventisei anni fa. E poi? Poi, con trenta minuti di ritardo sull'orario, ecco con un balzo giovanile abbordare la scena come se fosse il ponte di una nave lui, David Copperfield, Sua Graziosa Maestà di tutti gli illusionisti del mondo. Presente per interposta persona nelle citazioni dal New York Times e da altre prestigiose testate che fanno a gara nel sottolinearne le onorificenze conquistate sul campo(ce n'è una della Repubblica Francese che l'ha insignito del titolo di Cavaliere delle Lettere e delle Arti) e i premi attribuitigli dalle reti televisive.
La criniera che ha in testa sprizza di luce corvina come il manto di una pantera, i suoi occhi da fanciullo povero del Bronx (figlio di emigranti russi il Nostro si chiama in realtà David Seth Kotkin) paiono due fiammanti saette mentre il corpo... Be’, il corpo è quello di un atleta di lotta grecoromana che abbia deciso di sottrarsi all'agone per la più irrefrenabile delle passioni: il gioco allo stato puro. Ma non fraintendetemi: stavolta l'eroe non volerà sul mondo come Nembo Kid né miracolosamente leviterà come ha fatto, più di un secolo fa, il re dei medium Daniel Dunglas Home. Come un compassato gentiluomo in frac, anche se inalbera una camicia bianca sopra due gambe da cavallerizzo, David comincia il suo show, non a caso intitolato Grand Illusion, con uno sconcertante desiderio di paternità. A quel fine chiama subito sul palco una signora non particolarmente attraente. La mette a suo agio con grazia, intesse lodi su Silvia, il bel nome leopardiano di cui la signora si fregia, con uno sfarfallio di mani evoca in scena la nebbiosa caligine che di solito alligna tra i vampiri e, hopplà, stabilisce idealmente il contatto con la sua procreatrice ideale. Cosa nascerà sugli schermi? Incredibile ma vero, una neonata nera come il carbone somigliante più al frutto di una diabolica intesa coi demoni che a un paradisiaco dono degli dei. Ma poco importa perché subito dopo, con una geniale variazione sul tema, eccolo sfidare il mito del grande Houdini. Con la differenza che mentre il predecessore si lasciava affondare in mare dentro un'enorme cassa di ferro, il suo erede scattante e imprevedibile si colloca tra due immense piastre d'acciaio di cui i suoi sodali ci hanno appena dimostrato la consistenza prima di passarci attraverso come se possedesse il segreto di chi, smaterializzandosi, conosce il miracolo della quarta dimensione.
Vi vien la tremarella? Tranquilli, non c'è da allarmarsi perché le sorprese non sono finite. Tanto è vero che, dopo uno squisito numero da camera, come il gioco a rimpiattino con un'oca dispettosa che dopo aver aperto le ali viene sostituita da un'oca di stoppa prima di riacquistare la sua primitiva natura, ecco Copperfield corteggiare con grazia due vallette dal languido sorriso. Ma solo per convincerle, dopo averne illustrato le doti, a maneggiare una scatola trasparente che ospita un velenosissimo scorpione. Che ovviamente il mago libererà dall'involucro dopo aver trasferito nella coda micidiale di quella belva in miniatura la propria energia positiva ovvero l'inesauribile carica della Magia Bianca di cui è sorprendente portatore. Ancora un guizzo ed ecco, dopo la ricerca del tempo perduto del nonno, nostalgico inguaribile di una Lincoln color ramarro visibile in un filmato degno di Woody Allen, materializzarsi per incanto l'auto dei sogni proibiti di quell'incredibile progenitore.
Ecco la lotteria dei numeri agognati che, sepolti nell'inconscio collettivo, vengono finalmente riportati alla luce. Ecco un padre e una figlia divisi da un destino avverso ritrovarsi alle Bahamas in un collegamento extratemporale con l'altra metà del cielo. Ed ecco, dulcis in fundo, sparire da un palco sopraelevato ben tredici spettatori che ritroviamo, al lato opposto della platea, mutati in un'allegra brigata di giovani esploratori che segnalano con le torce la fine dell' avventura. Costellata da più di tremila applausi entusiasti. David Divino.

GRAND ILLUSION - di e con David Copperfield Milano, Datchforum fino a stasera