Coppi: «In caso di serie C il Genoa fallirà»

Preziosi: «Decidete in fretta perché non riesco più a resistere»

Paola Balsomini

Nefasti presagi e un’estenuante attesa. Il primo giorno di processo alla Corte di Appello Federale che sta giudicando il Genoa per il reato di «illecito sportivo» nella combine con il Venezia si è concluso tra il pessimismo generale. Basti pensare che dopo quasi un'ora di consiglio (alla Disciplinare ne erano servite ben cinque) la Caf aveva già rigettato tutte le eccezioni preliminari avanzate dai legali del Genoa, di Preziosi, di Dal Cin e Borgobello. Mentre è stata accettata l'istanza di intervento del Treviso.
La squadra veneta, infatti, è la prima candidata a salire in serie A se dovesse essere confermata la retrocessione del Genoa in serie C.
Le eccezioni erano già state presentate nelle prime ore della mattina: la posizione di Matteo Preziosi, «stralciata» dalla stessa Disciplinare e il fatto che l’accusa (Emidio Frascione e Stefano Palazzi) fosse presente, secondo il comunicato «sbagliato» della Lega Calcio, anche durante il dibattimento del consiglio. Invece dopo un’ora la Caf ha rigettato tutte le richieste dei legali rossoblù. Subito dopo è toccato al vice procuratore federale Stefano Palazzi. Un’arringa di 45 minuti e poi la dura presa di posizione: «Confermiamo tutte le decisioni assunte dalla Disciplinare per quanto riguarda il Genoa, piuttosto l’unico che potrebbe beneficiare di uno sconto di pena è Lejsal, visto che in fondo ha collaborato». E Lejsal? Ha confermato quello che aveva già espresso nel primo grado di giudizio: «Sono un professionista - ha affermato il portiere - e mi sono sempre comportato come tale. La cosa vera è che io ci ho messo la faccia e, comunque, per me il calcio è pulito. Durante l'intervallo il dottore mi ha visitato perchè avvertivo dolore e mi ha detto che poteva trattarsi di un infortunio grave. Ora non so cosa stia accadendo». Palazzi poi ha sollevato un altro dubbio sulla versione discordante di Enrico Preziosi (ieri presente a Roma) e del dg rossoblù Stefano Capozucca. Alla domanda sul perchè il presidente rossoblù avesse deciso di consegnare i soldi ad una società vicina al fallimento, lui aveva risposto: «Non sapevo delle loro condizioni economiche». Così invece Capozucca:«Gli ha consegnato i soldi per aiutare il Venezia ormai vicino al crack».
Poi è spuntata anche una nuova intercettazione tra Franco Dal Cin e Paione, procuratore del giocatore del Venezia Vicente: «Per me è morto», dice l’ex presidente lagunare riferendosi al giocatore. La palla infine è passata a Franco Coppi che ha disegnato alla Caf il triste scenario che potrebbe coinvolgere il Genoa in caso di C1: «Se darete questa condanna, la società fallirà. Molti giocatori hanno detto di non volersi ridurre l’ingaggio e Guidolin ha fatto sapere che in C1 andrà via».
La sentenza potrebbe arrivare oggi e Preziosi incrocia le dita: «Almeno ci dicano di che morte dobbiamo morire. Non ce la faccio più, decidete in fretta; sono stato stupido ma questa partita non l’ho mai comprata».
Non si è visto, invece, uno degli altri legali, Mattia Grassani. In settimana si diceva che il collegio dei difensori si fosse ridotto a quattro, poi la smentita dello stesso Grassani. Ieri a difendere Capozucca è stato Alfredo Biondi.
Intanto il centrocampista paraguaiano Ruben Maldonado, al centro di tutta la vicenda che ha coinvolto il club di Preziosi e quello di Gallo, si è aggregato al team Fisiotonik, che raggruppa i calciatori senza contratto.
Ma l’inchiesta ha portato un problema in più anche a Francesco Guidolin in vista della prima gara di Coppa Italia. Il Genoa infatti risulta, dopo il verdetto, in serie C e quindi i giocatori tesserati quest’estate per la Lega di serie A non possono scendere in campo contro il Catanzaro.