La coppia è finita «fuori strada»

In scena anche Emiliano Iovine e Agnese Nano

Laura Novelli

Una grande automobile stile anni Cinquanta insabbiata in un palcoscenico-discarica assurto a metafora di una catastrofe etica, umana, sentimentale e ideologica che sconquassa la coppia (e l’istituto stesso del matrimonio) per devastare, in fondo, l’intera società. È attraverso questo vistoso elemento scenografico che Gabriele Lavia (regista e ottimo interprete) ci conduce al cuore di un testo crudele e cinico come Chi ha paura di Virginia Woolf?, commedia culto del drammaturgo statunitense Edward Albee, andata in scena per la prima volta a Broadway nel ’62 (collezionando ben 664 repliche) e attesa da questa sera all’Argentina in un allestimento della scorsa stagione già visto in diverse piazze della Penisola e già inserito nella rosa dei migliori spettacoli italiani recenti. Accanto a Lavia c’è d’altronde un’attrice vibrante, sottile, mutevole ed energica quale Mariangela Melato, chiamata a restituire l’immagine di una femminilità violenta e insieme fragile, dispotica e insieme spaesata, terribilmente scissa nelle controverse tensioni interiori di una moglie ancora troppo figlia e di una madre che in realtà si nega il sogno stesso della maternità. E proprio di sogni negati, a ben vedere, si tratta, visto che qui Albee, con tutta la carica sovversiva di una scrittura in debito verso padri putativi come Arthur Miller, Tennessee Williams e August Strindberg (basti considerare le affinità con il dramma Danza di morte), mette alla gogna due coppie di coniugi appartenenti alla borghesia intellettuale dell’epoca e le «usa» per giocare una partita al massacro il cui unico epilogo possibile sta nel decretare il fallimento dell’american dream. Nel sancire la secca negazione di qualsiasi appiglio positivo, sia sul piano emotivo, sia su quello relazionale e sociale.
La vicenda (portata anche sul grande schermo in un celebre film di Mike Nichols con Liz Taylor e Richard Burton e approdata in Italia nel ’63, regista Franco Zeffirelli) si svolge nell’elegante casa del New England dove vivono Martha, ricca figlia del rettore dell’università locale (la Melato), e suo marito George, professore di Storia nella stessa università diretta dal suocero (Lavia). Dopo un party a forte tasso alcolico i due si ritrovano nel loro soggiorno in compagnia dei più giovani Nick e Honey (interpretati dagli altrettanto giovani Emiliano Iovine e Agnese Nano), neosposi trasferitisi in città per favorire la carriera accademica di lui, e, complice l’eccesso di alcool, si avventurano nei vicoli di una conversazione dal retrogusto spietato che li spoglia poco a poco di ogni dignità. Veniamo così a sapere che Martha considera il marito una sorta di imbecille fallito, mentre questi le rimprovera di aver inventato un figlio immaginario perché incapace di desiderarlo davvero (figlio che George stesso farà morire riferendo le circostanze - altrettanto immaginarie, ovviamente - di un incidente d’auto).
Veniamo pure a sapere che il biologo Nick ha sposato Honey solo per interessi e che la giovane donna soffre di gravidanze isteriche dettate dal terrore di restare incinta. Veniamo insomma a conoscere ciò che le apparenze nascondono; ciò che il perbenismo e l’ipocrisia correnti bandiscono e rinnegano. Albee scopre le carte, distrugge il distruttibile, smaschera i compromessi, consegnandoci una riflessione amarissima sui sentimenti e sulla vita che lo spettacolo di Lavia, inquadrato nell’eloquente scenografia di Carmelo Giammello, dirotta sull’oggi con innegabile modernità. Perché questi Martha e George sembrano un uomo e una donna scaraventati fuori da quell’auto dissestata su cui si appoggiano: fantasmi di se stessi redivivi dopo lo schianto fragoroso e tagliente che li ha gettati nello scompiglio nei nostri tempi, nello sfascio del mondo contemporaneo. Sono entrambi vittime e carnefici di se stessi: entrambi lupi feroci (come il titolo, storpiatura ironica di una canzoncina siglata Walt Disney, lascia intendere) e pecorelle smarrite. Si salvano solo perché ripetutamente a rischio di (auto)distruzione. Solo perché domani, passata la bufera, torneranno a massacrarsi di nuovo. Mentre il mondo tutto va a rotoli e marcisce con loro.
Repliche fino al 29 gennaio. Lo spettacolo sarà anche in scena all’Eliseo dal 28 marzo al 14 aprile. Informazioni allo 06/684000345.