La coppia Iervolino-Bassolino ora spaventa anche la sinistra

«Rosetta» è stata imposta, non scelta democraticamente, per questo non ho votato. Si procede per oligarchie

nostro inviato a Napoli
Il giorno dopo il verdetto elettorale Napoli si risveglia più «iervoliniana» e «bassoliniana» che mai. Nessuno avrebbe scommesso un euro sulla vittoria al primo turno dell’ex ministro dell’Interno e su una candidatura portata avanti da un unico grande sponsor: il potentissimo governatore campano, deciso nell’imporre la riconferma di «Rosetta» contro tutti e contro tutto, a dispetto anche dello scetticismo manifestato da Ciriaco De Mita e di quello più sotterraneo di Francesco Rutelli. Eppure alla fine ha vinto ancora una volta lui: Antonio Bassolino. E ora tocca al centrodestra - ma anche agli intellettuali che avevano alzato la voce per denunciare la condizione di una città lanciata a tutta velocità sui binari del declino - ingoiare l’ennesimo boccone amaro. Non è impresa facile rialzarsi dopo questo inatteso uppercut al volto. La sensazione di combattere contro un nemico invincibile, di non avere scampo contro il fuoco di sbarramento degli apparati è palpabile. Vedere crescere i consensi per Rosa Russo Iervolino rispetto a 5 anni fa, mentre la città affonda nel degrado, nel traffico e nella microcriminalità e mentre tutti timbrano il mandato appena concluso con la parola «fallimento» suona come una beffa. E fa anche scattare una sorta di allarme democratico.
A innescare la sirena è il filosofo Biagio De Giovanni, storico esponente della sinistra partenopea, che dopo essersi schierato alla vigilia del voto col maestro di strada Marco Rossi Doria attacca il «sistema Napoli» senza mezzi termini. «Il centrodestra ha commesso molti errori. Ha sbagliato a scegliere Malvano, un candidato troppo debole che non si è mai manifestato. E ha sbagliato a far scendere in campo Berlusconi, come capolista di Forza Italia. Il centrodestra non è riuscito a intercettare un solo voto in più rispetto a quelli espressi da chi non avrebbe in nessun caso votato per il centrosinistra», dichiara il filosofo al Corriere del Mezzogiorno. «Ma la vittoria della Iervolino che non ha fornito alcun approfondimento programmatico non si spiega solo con gli errori della destra. Il sistema di potere del centrosinistra è molto forte, di dimensioni senza precedenti, più compatto di quello del pentapartito perché costruito da chi queste cose le sa fare davvero. Non so come si può batterlo. Siamo come in un regime. Non c’è opposizione. Quest’ultima in parte è coinvolta nella struttura di potere, in parte non è culturalmente all’altezza del compito. E poi l’asse di potere De Mita-Bassolino è davvero fortissimo. Viene da dire, pensando a De Luca che ha messo Bassolino in crisi a Salerno, viva De Luca. Nei fatti è l’unico in grado di innescare un minimo di dialettica nel centrosinistra».
Usa toni ugualmente duri il vulcanico architetto napoletano, Gerardo Mazziotti, da sempre censore dell’amministrazione bassoliniana. «Il centrodestra ha improvvisato un candidato nelle ultime settimane. Ma l’opposizione va fatta giorno dopo giorno. Un’opposizione seria e non consociativa, visto che gli esponenti del centrodestra qui entrano anche nei consigli di amministrazione delle società comunali e regionali. Ai napoletani poi delle idealità ormai non frega nulla, sono drogati dal potere e abituati alle scorciatoie. Bassolino è consapevole del suo potere e da buon ingraiano sa come gestirlo. È proprio da questa consapevolezza che nasceva la sua fiducia nella Iervolino».
Allarme e autocritica si colgono anche nel centrodestra e in An in particolare. «Ancora una volta - commenta Amedeo Laboccetta - prevale a Napoli l’apparato di potere di una sinistra affaristica che gestisce un sistema di clientele. Un sistema che condiziona e orienta il consenso attraverso mille pressioni, organico e contiguo ai palazzi istituzionali. Un sistema che perpetua la peggiore amministrazione che Napoli abbia avuto negli ultimi 40 anni. Purtroppo qui sta nascendo un vero e proprio regime. La destra a Napoli ha l’obbligo morale e politico di passare dalla fase del confronto a una sempre più decisa opposizione politica nelle sedi istituzionali ma anche e soprattutto nelle piazze cittadine. L’opposizione non si predica ma si pratica».
Sconsolato il commento di Pietro Diodato, uno dei «mastini» dell’opposizione al Maschio Angioino. «A Napoli non c’è più spazio per la politica. La difficoltà ambientale è fortissima. E anche il centrodestra negli ultimi cinque anni si è mostrato litigioso e troppo spesso impegnato in operazioni di bassa cucina. Inutile nasconderlo: rialzare la testa non sarà facile».