Coppie di fatto, la Cdl: no a famiglie fai da te

Dopo manifestazioni e contro manifestazioni dei mesi scorsi, si riapre il dibattito sulle unioni civili. "Non andavamo bene i Dico - dice la Cdl - non vanno bene i Cus". Grillini: "Positivo che se ne riparli". Ma l'Arcigay mette le mani avanti: "Preferiamo il matrimonio". Salvi: "Ascolteremo in commissione Giustizia tutti i soggetti interessati"

Roma - «Ci si trova di fronte a una 'famiglia-fai-da-te', che indica l’elenco dei diritti e dei doveri reciproci, non coincidenti con quelli descritti per ogni famiglia dalla Costituzione e dal codice civile, e che invece sono frutto di una scelta che termina in un contenitore, la cui consistenza varia sulla base della volontà dei contraenti». Così, in una nota, Alfredo Mantovano di An, Laura Bianconi di Forza Italia e Massimo Polledri della Lega bocciano i Cus (Contratto unione solidale).

«Persa in piazza San Giovanni e nel parlamento la prospettiva di approvare il ddl del Governo sui Dico - sottolineano gli esponenti della Cdl - oggi il presidente della Commissione giustizia del Senato lo sostituisce con il "cus" della proposta Biondi. La differenza fra il ddl Biondi e il ddl del Governo sui dico è che nel primo non vi è un riconoscimento pubblico della realtà di fatto costituita dalla convivenza; e però questo non si traduce nella mera possibilità di regolamentare per contratto privato specifici aspetti dell’unione non matrimoniale, come ad esempio la comunione dei beni o la titolarità della locazione. Si traduce in qualcosa di più, e di più significativo: il contratto d’unione solidale, pur mantenendo natura privatistica, acquista un contenuto generalistico. I due partner si recano dal notaio o dal giudice di pace e gli prospettano la registrazione di un loro pacchetto famiglia, modulato sulla base delle esigenze e dei desideri di entrambi».

«Il rapporto di coppia, esclusa la via del matrimonio - sottolineano i tre esponenti della Cdl - non è più, per questo ddl, semplicemente una situazione di fatto, comunque tutelata nei diritti individuali per aspetti particolari, ma - partendo da una situazione di fatto - si configura giuridicamente in virtù di quello che le parti concordano di inserire nel paniere. Non andavano bene i dico; non va bene il cus», concludono.

Salvi: "Spero ci sia un consenso ampio" «Ho sentito opinioni diverse con dichiarazioni di attenzione, spero che si formi un ampio consenso parlamentare». Così il presidente della Commissione Giustizia del Senato, Cesare Salvi (Sd), che oggi ha presentato il nuovo testo sulle coppie di fatto, ovvero i Cus, ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano di come è stato accolto il nuovo testo dall’opposizione. «Comunque - ha aggiunto Salvi - la prossima settimana avremo le audizioni con le due organizzazioni che hanno manifestato: il forum delle famiglie, l’Arcigay con l’associazione delle famiglie di fatto, per verificare dai protagonisti nella società civile il grado di consenso sul testo».

Grillini: "E' positivo che si riapra il dibattito" «È molto positivo che, con l’approvazione trasversale nel comitato ristretto al Senato del testo sul Cus, si sia riaperta la discussione in sede parlamentare sui diritti delle coppie di fatto e di quelle dello stesso sesso. L’approvazione è un elemento incoraggiante soprattutto se si considera la necessità di trovare in Senato una maggioranza trasversale su questo tema». Lo sostiene Franco Grillini di Sinistra Democratica. «Tra gli elementi positivi di questa proposta di legge c’è la possibilità di stipulare un contratto dove si regolano i rapporti economici e l’eventuale rottura del rapporto, i diritti sanitari, quelli in caso di morte del partner e, molto importante, l’istituzione di un registro pubblico che costituisce elemento essenziale per il riconoscimento dei diritti pubblicistici», aggiunge.

Arcigay: "Cus? Un po' meglio ma vogliamo il matrimonio" I Cus rappresentano un primo piccolo passo migliorativo rispetto alla proposta di legge del Governo sui Dico. È quanto afferma l’Arcigay in una nota. «La proposta presentata dal senatore Cesare Salvi cancella l’odiosa discriminazione nei confronti delle coppie conviventi che non erano riconosciute in quanto tali, e si prevede un registro pubblico presso il giudice di pace. Nella bozza sono, inoltre, previste le norme che prevedono la possibilità per i partner di scegliere il regime patrimoniale e di inserire nel contratto i contenuti che preferiscono, senza dimenticare la parificazione ai parenti di primo grado per l’assistenza e le informazioni di carattere sanitario e penitenziario e la spettanza in via presuntiva delle scelte sanitarie e post mortem, salvo diversa indicazione scritta».