Coppie di fatto, per il governo una figuraccia senza confini

Rilanciato dai giornali in America e Australia il dibattito che vede opporsi i cattolici dell’Unione e l’ala radicale

da Roma

«Romano Prodi deve affrontare la rivolta minacciosa del ministro della Giustizia Clemente Mastella». Dal San Diego Union Tribune, al quotidiano The Australian, dalla California all’Oceania, la spaccatura del governo Prodi sulle coppie di fatto sta assumendo un rilievo planetario grazie a un ampio servizio dell’agenzia inglese Reuters. Si parla di «Mr Grillini» e del «Green» Pecoraro Scanio.
Del «dibattito che divide il governo Prodi», che si estende «dai comunisti ai centristi cattolici». E in effetti, a due giorni dall’attesa presentazione in consiglio dei ministri del testo di legge Bindi-Pollastrini sui Pacs, le divergenze sono ancora esplosive. Tanto che non è affatto escluso un rinvio. I teodem della Margherita, senatori e deputati, convocheranno oggi una conferenza stampa «per ribadire la nostra posizione e i nostri valori non negoziabili», spiega al Giornale la senatrice cattolica Dl Paola Binetti. Perché «l’articolo 1 della legge, così com’è, non va bene».
I teodem chiariranno che gli unici diritti che possono riconoscere sono quelli «ex post»: «Non va bene l’idea che si dica: “Noi due formiamo una coppia di fatto, ci andiamo a registrare e ci arrivano i diritti” - spiega Binetti - perché se ne fa una specie di matrimonio di terza categoria. Noi diciamo che, nella vita, una persona matura una serie di diritti nei momenti di crisi, quando il compagno muore, si ammala, va in carcere e quando la coppia si spezza. Quando l’evento critico metterà in evidenza la posizione più fragile, allora in quel momento è giusto che si dia giustizia a chi è debole». Del resto erano stati i cattolici a imporre che nel programma del governo Prodi si parlasse solo di «diritti individuali» a proposito di Pacs. «La legge non ha senso se si cancella l’articolo 1» risponde per i ds Franco Grillini, presidente onorario dell’Arcigay. «Sui diritti delle persone siamo determinati a stabilire cosa fare», ha detto in serata Romano Prodi, ma senza aggiungere altro.
Fino a ieri, l’articolo 1 del disegno di legge ministeriale dal titolo (provvisorio) «Diritti e doveri delle persone unite in stabili convivenze», recitava così: «Qualora due persone maggiorenni, anche dello stesso sesso, unite da reciproci vincoli affettivi e che convivono stabilmente, intendano avvalersi dei diritti, e, conseguentemente, adempiere ai doveri individuali della presente legge, ne fanno dichiarazione congiunta all’ufficiale dell’anagrafe del Comune dove hanno stabilito la comune residenza, il quale annota la dichiarazione e la integra nella scheda anagrafica».
Ai cattolici non piace qualsiasi attestazione scritta di una coppia «di fatto»: i teodem rilanceranno il «non possumus» del quotidiano Avvenire. Una presa di posizione condivisa dal senatore a vita Francesco Cossiga: «Voterò no se la bozza non sarà radicalmente mutata». Ma gli scontri non stanno avvenendo solo a livello parlamentare. Il ministro Mastella, come ha già annunciato, non voterà il disegno di legge o al massimo arriverà all’astensione. Gli occhi sono ora puntati sui cattolici della Margherita Francesco Rutelli e Paolo Gentiloni. «Ci auguriamo con tutto il cuore che Rutelli non sia soddisfatto», ammette la senatrice Binetti.
La bozza presenta comunque anche altri nodi da sciogliere. Bisogna decidere, per esempio, se in caso di morte del compagno si può subentrare nel contratto di locazione del defunto dopo tre anni di convivenza, o solo se ci sono «dei figli comuni».
Un’altra «decisione politica aperta nel testo» è la pensione di reversibilità: «Decidere se cinque o quindici anni (di convivenza, ndr) e verificare le coperture», si legge nel disegno di legge in corso di scrittura (o di riscrittura).