«Coppie di fatto, insistere è solo masochismo politico»

da Roma

L’insistenza della sinistra e di una parte del governo nella difesa dei Dico è «masochismo politico». Il capogruppo dell’Udeur alla Camera, Mauro Fabris, vorrebbe non sentir più parlare del ddl sulle coppie di fatto. Una questione che il Campanile e il suo leader, il Guardasigilli, Clemente Mastella, considerano archiviata, parcheggiata per sempre su un binario morto del Parlamento. Opinione condivisa nell’Unione anche dai cattolici della Margherita. Ma a sinistra la speranza di portare a casa il riconoscimento della convivenze non si è spenta. A difendere i Dico prima di tutto le due ministre autrici del ddl, Barbara Pollastrini e Rosy Bindi, e poi il leader della Quercia, Piero Fassino. In Senato a tenerli in vita ci penserà il presidente della Commissione Giustizia, Cesare Salvi, sostenuto dalla capogruppo dell’Ulivo, Anna Finocchiaro.
Onorevole Fabris non vi preoccupa la determinazione dei vostri alleati a portare avanti i Dico?
«Quello che ci preoccupa è il danno che questa proposta porta alla coalizione. Alcuni membri del governo insistono su una tematica che non ha portato fortuna al centrosinistra. Mi preoccupa la manifesta incapacità di leggere gli eventi e la mancanza di lungimiranza. Il governo ha fatto il suo sforzo da noi non condiviso. Ora la parola spetta al Parlamento e dunque il governo taccia».
La Pollastrini accusa di cinismo chi dovesse condizionare il proprio voto di fiducia al governo Prodi alla scomparsa dei Dico.
«Ma che ringrazino il cielo che questi cinici voteranno la fiducia dopo una crisi in cui non è stato toccato l’assetto del governo e non è stato dato un nuovo incarico dal capo dello Stato».
Si parla di avviare la discussione sui Dico in Senato entro due settimane.
«Mi sembra che siamo ai confini della realtà politica. Invito i ministri a smetterla di parlare soltanto di coppie di fatto e convivenze e soprattutto invito la maggioranza a smetterla di attaccare la Chiesa. E ringrazino che gli votiamo la fiducia perché c’è un limite al masochismo politico. I Dico non sono mai stati una priorità. Sono certo che non verranno approvati ma questa insistenza mette in discussione la stima e la considerazione reciproca. La Pollastrini si occupi delle Pari opportunità e la Bindi di famiglia perché è di questo che si sente il bisogno».
Prodi promette più impegno per la famiglia.
«Ci aspettiamo molto su questo fronte perché la vera emergenza è qui. Chiediamo immediati correttivi alla finanziaria. Ci sono meccanismi inaccettabili sugli assegni familiari che penalizzano ad esempio i nuclei con tanti figli e ancora i genitori che devono crescere i figli da soli».
L’ingresso di Marco Follini sposterà gli equilibri verso il centro?
«Oggettivamente è già accaduto. Basta guardare i 12 punti elencati da Prodi: niente Dico e invece ci sono Tav e famiglia. Abbiamo assistito all’assurdità di una maggioranza che ha subito le pressioni della sinistra radicale, sbilanciandosi su quel versante senza avere la garanzia della coesione dei partiti radicali. Ovvio che ora la linea si sposti al centro, soprattutto tenendo conto che dove lo scarto è minimo ogni punto vale oro. A Palazzo Madama avevamo perso il senatore Sergio De Gregorio ora ci siamo riequilibrati con Follini».
Contate su altri nuovi arrivi? L’Udc esclude di saltare il fosso e chiama Follini traditore.
«Se domani incassiamo la fiducia al Senato riusciremo a garantire un periodo di stabilità. Con i Dico lasciati al loro destino non dovremmo avere altri contraccolpi e a quel punto sarà possibile recuperare voti al centro. Prima su singoli provvedimenti poi anche su qualcosa altro. L'Udc ora non può scoprirsi ma noi che siamo al confine sentiamo che aria tira e quando accusano Follini di tradimento non sono credibili».