Coppie di fatto, la sinistra non molla la presa

Dopo la replica in Senato il premier sperava di scaricare la questione
sul Parlamento. Ma sono proprio i suoi alleati a rilanciare l’iter del
disegno di legge. Pollastrini: occasione da non sprecare. Salvi: "Si
inizia in
commissione il 6 marzo". Andreotti e Mastella: saremo le sentinelle del
no

Roma - La legge sul riconoscimento delle coppie di fatto inizierà martedì prossimo il suo cammino in Parlamento da sorvegliata speciale. Il senatore a vita, Giulio Andreotti, e il Guardasigilli, Clemente Mastella, promettono di vigilare sul cammino della legge. Ovviamente per stroncarla sul nascere.
Il vaso di Pandora oramai è scoperchiato e Romano Prodi non ha evidentemente il potere di richiuderlo. La sua maggioranza ha appena votato la fiducia al governo in Senato e deve ancora confermarla alla Camera ma sui Dico già volano gli stracci. Nella sua replica al Senato Prodi sperava di aver chiarito che la vexata quaestio sulle coppie di fatto era stata scaricata in Parlamento e che dunque il governo non se ne doveva più occupare. Ma il ministro per le Pari Opportunità Barbara Pollastrini, che ha firmato il ddl del governo con il ministro della Famiglia Rosy Bindi, da questo orecchio non ci vuole proprio sentire. E già ieri ribadiva la sua ferma volontà di non abbandonare il ddl nelle secche di interminabili dibattiti. «Non dobbiamo sprecare una simile occasione - dice la Pollastrini -. Io difendo una legge equilibrata che nulla toglie alle famiglie e al matrimonio». Al suo fianco il diessino Cesare Salvi, presidente della Commissione Giustizia di Palazzo Madama dove era già stata avviata la discussione su diverse proposte di legge in materia di unioni di fatto. Dibattito poi congelato in attesa dell’arrivo del ddl governativo. Ora quel testo è in Commissione e Salvi annuncia: «Il 6 marzo si comincia».
Si comincia ma non è chiaro dove si potrà andare a finire visto che una volta in aula non ci saranno i numeri per approvare il ddl. Il grande agitarsi della Quercia intorno ai Dico appare quasi come un atto dovuto, che difficilmente potrà sfociare nell’approvazione della legge. Mentre in caso di nuovi intoppi lungo il cammino del governo potrebbe rappresentare la miccia che innesca una nuova crisi. Anche se sul ddl non verrà posta la fiducia.
Il punto è che a non volere i Dico sono in troppi. In pole position Andreotti promette che sarà «molto attento a quello che potrà essere l'iter dei Dico in Commissione Giustizia». Non si tratta di obbedienza alle gerarchie vaticane, spiega ma perché «è una cosa che va contro tutta una nostra tradizione». Tra i senatori a vita contrari pure Francesco Cossiga, Oscar Luigi Scalfaro ed Emilio Colombo.
Poi c’è Mastella che per non essere da meno del senatore a vita promette «anche noi vigileremo. Vuol dire che ci alterneremo nella sentinella con Andreotti».
Il capogruppo dell’Udeur alla Camera, Mauro Fabris, definisce «incomprensibile l’accanimento della sinistra», esclude una qualsiasi accelerazione del ddl e prefigura come al Senato l’Udeur solleverebbe la pregiudiziale di incostituzionalità. Insomma gli uomini di Mastella sono pronti a bloccare la legge prima dell’avvio del dibattito in aula.
Anche per i teodem, l’ala cattolica della Margherita, le priorità sono altre. «Se questa maggioranza vuole andare avanti deve mantenere gli impegni presi per il sostegno alle famiglie», taglia corto la senatrice Emanuela Baio Dossi. Ora che Prodi ha lasciato libertà di coscienza e ha svincolato il ddl dal governo, i desiderata della Pollastrini valgono come quelli di qualsiasi parlamentare.
Un quadro fosco per i Dico. Ma potrebbero esserci delle sorprese? C’è un crinale sottilissimo che Rifondazione vorrebbe almeno provare ad esplorare. Dopo aver smussato il ddl, rinunciando a qualcosa, si potrebbe tentare un aggancio con l’ala laica del centrodestra sempre se arrivasse un qualche segnale positivo come quello che poco tempo fa sembrava aver lanciato il leader di An, Gianfranco Fini.