Coppie lombarde in trasferta per avere un figlio

Secondo i dati dell’Osservatorio sul turismo procreativo i viaggi erano 1.066, oggi sono 4mila e 173. La Svizzera è la meta preferita dai milanesi

Lo chiamano baby business: baby perché fa leva sulla speranza di avere un bambino, non certo per le dimensioni dell’affare. Sì, perché il turismo procreativo è questo: un vero e proprio affare dove i sogni e le speranze di molte coppie vengono venduti a peso d’oro. Sono numerosi i milanesi che alimentano questo business. Come? Recandosi all’estero dove sono permesse tecniche di fecondazione vietate in Italia, aggirando così la legge 40/2004, la norma uscita indenne dal referendum del giugno 2005. «In Svizzera ho incontrato molte coppie di Milano» – racconta Maria, mamma di Sara, 21 mesi, nata dopo il secondo tentativo di Icsi (Inseminazione intracitoplasmatica dello spermatozoo) nel centro Procrea di Lugano. Un matrimonio e sei tentativi di fecondazione in vitro in centri meneghini, poi la decisione di provare all’estero: «Abbiamo scelto la Svizzera per praticità: nessun problema di lingua e la possibilità di fare avanti indietro, risparmiando sulle spese di alloggio». Una somma che fa la differenza, considerando che Maria e il marito hanno speso circa 8.000 euro: «Sara è nata dopo il secondo tentativo, ma ai soldi per i due cicli vanno aggiunti quelli per le medicine e gli esami preparatori, da fare in Italia, non rimborsabili».
Secondo i dati dall'Osservatorio sul turismo procreativo le coppie che nel 2006 hanno scelto di riporre le loro speranze in centri esteri sarebbero quadruplicate. La Svizzera sembra la meta preferita dai coniugi lombardi, impossibile censirli con esattezza, ma semplice farsi un’idea. Basti pensare che il 35 per cento delle telefonate ricevute al numero verde dell’associazione sos infertilità onlus (www.sosinfertilita.net) provengono da coppie milanesi, il 27 per cento delle quali ha chiamato proprio per avere informazioni su centri esteri di fecondazione assistita. E ancora, secondo il dottor Thierry Suter, responsabile del centro Procrea, lo scorso anno circa 700 coppie italiane si sono rivolte a lui: il 50 per cento provenivano dal capoluogo lombardo. L’offerta, si sa, si adatta in fretta alla domanda e così la legge del mercato ha prodotto un aumento dei prezzi elvetici: se tre anni fa la Fivet (Fecondazione In Vitro ed Embryo Transfer) costava 2.500 euro, ora ne occorrono circa 3000. Il budget da mettere in preventivo per un «viaggio» in Canton Ticino varia tra gli 800 e i 4.000 euro a seconda del trattamento richiesto, meno rispetto ai più famosi centri spagnoli (fino a 8.000 euro), belgi (fino a 12.000 euro), o inglesi (fino a 6.000 sterline), dove per ogni ciclo bisogna tener conto anche delle spese per il viaggio, il vitto e l’alloggio. «Molte coppie – racconta il dottor Claudio Brigante del Centro Scienze della Natalità all’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele di Milano - ci chiedono consigli sui migliori centri esteri. A volte però, questa alternativa viene scelta in modo irrazionale, spinti dalla delusione per i primi fallimenti, senza considerare che le spese che andranno a sostenere non sempre sono proporzionali alle maggiori possibilità di riuscita». Dati alla mano, sembra che in certi casi (grave infertilità maschile, età attempata della donna), l’entrata in vigore della legge 40 abbia ridotto le possibilità di riuscita del trattamento, ma «vi sono altre situazioni cliniche in cui sia Italia che all’estero si possono avere le medesime possibilità». Di bilancio negativo, parla invece il dottor Guido Ragni, medico del centro sterilità di coppia alla clinica Regina Elena: «È aumentato il turismo procreativo: il dato preoccupante riguarda alcuni Paesi dell’est Europa, scelti da molte coppie per risparmiare, ma privi di una legislazione che obblighi a uno screening genetico e infettivologico dei donatori. E se poi nasce un bambino malato? Toccherà allo Stato italiano farsene carico».