Coppie «miste» Attori, fusti e bodyguard: la rivincita dei Cenerentoli

Galeotto fu il personal trainer. Ma anche l’attore e soprattutto la guardia del corpo. Per le principesse di sangue reale in cerca di nuove esperienze il bodyguard è di solito un’attrazione irresistibile. La capofila indiscussa delle amanti del genere è Stéphanie di Monaco. La sua storia con Daniel Ducruet («la guardia del corpo che ha fatto troppo bene il suo lavoro», intitolò il giornale francese che diede la notizia della liaison) ha tenuto occupate per anni le riviste di gossip. Prima di lei a interessarsi degli uomini della sicurezza erano state la principessa Diana e Anna di Inghilterra (figlia della regina). Entrambe, in tempi diversi, ebbero delle storie rimaste più o meno riservate con uomini del Royalty and diplomatic group, il corpo di agenti scelti incaricato di proteggerle. Oltre a Stéphanie, però, l’unica erede vip a sposarsi con un bodyguard fu una che principessa non era: Susan Ford, figlia del presidente americano Gerald Ford. Nel 1979, dopo un paio d’anni di scorte e frequentazioni, sposò un agente dei servizi segreti. Salvo divorziare, un paio di figli e nove anni dopo, per riaccasarsi con un avvocato in carriera. Quanto agli attori la prima ufficiale di una principessa è tutta italiana: negli anni ’60 fece scandalo la rovente storia d’amore tra Maria Beatrice di Savoia, detta Titti (sorella di Vittorio Emanuele), e Maurizio Arena, donnaiolo sfaticato di «Poveri ma belli». Dopo una sorta di luna di miele nella villetta di lui a Casal Palocco la passione sfiorì alla svelta. Di tenero non rimase nemmeno il ricordo: negli anni ’80, quando «Mau» era già morto, lei andò alla televisione dicendo di non averlo mai amato e di ricordare di quel periodo solo la sua «insopportabile volgarità». Denunciata dai parenti di Arena dovette affrontare un processo e pagare un risarcimento.
Non che alle principesse vada meglio con gli intellettuali. Martha Louise, figlia di re Hakon di Norvegia ha sposato uno scrittore maledetto e sinistrorso, Ari Behen («Tristezza puttana», il suo libro più noto). Lei ora dà interviste dicendo di riuscire parlare con gli angeli. Di recente ha aperto una scuola per guaritori. «L’unica che ha bisogno di guarire è lei», ha commentato un giornale di Oslo.