Coppola: «Basta avventure, ora penso a Ipi»

«In Mediobanca non intendo salire oltre il 5%»

Angelo Allegri

da Milano

Per la nuova «Razza mattona» è stato l’esordio a Piazza Affari. Protagonista Danilo Coppola, numero uno e maggior azionista (con il 75%) di Ipi, storico gruppo immobiliare torinese, rilevato a inizio anno da Luigi Zunino.
Ieri l’immobiliarista romano ha varcato il portone di Palazzo Mezzanotte, sede della Borsa, per illustrare a stampa e analisti il piano industriale della società. All’inizio un po’ teso, come in tutte le «prime» che si rispettino, ha esordito parlando dei gioielli del gruppo: prima di tutto l’area di Porta Vittoria a Milano, 100mila metri quadrati da riedificare con il progetto originale di Vittorio Gregotti. Infine l’ultima arrivata: una bella fetta dell’area un tempo occupata dalle acciaierie Falck a Sesto San Giovanni, acquisita di recente dalla Risanamento del partner preferito Zunino, e per cui Ipi prevede investimenti per 490 milioni di euro e ricavi, fino al 2010, per 780.
A premere ai giornalisti erano però gli ultimi sviluppi sulle scorrerie finanziare dell’immobiliarista e Coppola non si è tirato indietro, dichiarando (almeno ufficialmente) conclusa la fase delle diversificazioni: «Non ne vedo altre. In tutta la mia vita di imprenditore ho acquisito solo tre titoli: Bnl, Mediobanca e Antonveneta». Uscito da Bnl con una ricca plusvalenza, restano aperti gli ultimi due fronti. A cui, secondo Coppola, non se ne aggiungeranno di ulteriori. «Per Rcs non ho alcun interesse», ha dichiarato.
Affermazione netta che pare almeno parzialmente corretta da un’intervista concessa a Panorama nei giorni scorsi e in edicola oggi: «Sono stato contattato per comprare una quota. Credo che si cerchi di dividere il pacchetto in mano a Bpi fra tre o quattro imprenditori per evitare l’uscita dalla Borsa per mancanza di flottante». Quanto alle sue intenzioni l’imprenditore ha aggiunto di stare valutando l’offerta, «ma sarebbe sciocco decidere un investimento senza l’accordo del patto di sindacato Rcs».
Potrebbe essere prossima invece l’uscita da Antonveneta, nonostante la quota resti sotto sequestro da parte dei giudici milanesi. Nella tentata Opa sulla banca padovana «non c’era nessun concerto». ha detto. «Il mio era un acquisto di puro trading». Coppola non ha voluto sottoscrivere la cessione della quota ad Abn: «Non ho voluto firmare un contratto vessatorio, ma non ho nulla contro gli olandesi e non avrei problemi a cedere loro la mia quota».
Infine Mediobanca. Coppola ha oggi il 4,68%: «Non ho interesse a salire oltre il 5 per cento. La banca va benissimo, ha un ottimo management e il patto di sindacato è la massima espressione istituzionale di quanto c'è in Italia». Nessuna ambizione di entrare in cda o nel patto. Comunque «se sarò chiamato, valuterò. In Mediobanca resterò a lungo, non ho nessuna intenzione di vendere la quota», ha concluso Coppola che da semplice socio ha detto di voler essere presente all’assemblea di Mediobanca di oggi.
Quanto al core business di Ipi, Coppola si è dato obiettivi ambiziosi. L’utile è stato di 9 milioni nel 2004 e dovrebbe più che decuplicare nel 2008 passando a 121 milioni. Alle tradizionali attività del gruppo (intermediazione, trading, gestione di immobili) se ne aggiungeranno altre due: lo sviluppo di nuove iniziative e l’intermediazione retail con la creazione di una rete di oltre 300 agenzie immobiliari in franchising.
Nel 2006 Ipi dovrebbe partire anche col primo fondo immobiliare. La domanda di autorizzazione partirà in novembre. Entro tre mesi Ipi spera di ricevere il via libera.