Coppola è in coma: «Arresto cardiaco»

da Milano

Si è sentito male nella sua casa di Grottaferrata, dove era agli arresti domiciliari. Ieri mattina alle 10 un’ambulanza ha trasportato Danilo Coppola all’ospedale di Frascati e poi, di volata, al Policlinico Umberto I di Roma dove il finanziere è arrivato in coma. Le condizioni di salute sono gravi: il cuore non funziona e ieri ha avuto un arresto cardiaco, il terzo in poche settimane. Coppola è ricoverato in terapia intensiva e una nota della famiglia informa che «sarà predisposta quanto prima una tac cerebrale». La moglie Silvia Necci è angosciata: «Non rispondeva agli stimoli, ho temuto il peggio».
Il caso Coppola ha sempre avuto due lati: uno giudiziario e uno medico. I guai cominciano con l’arresto il 1° marzo scorso. L’accusa parla di un buco di 130-140 milioni di euro nei conti del gruppo; per la difesa si tratta di tasse non pagate da parte di società che la Procura considera nell’orbita del finanziere. I reati contestati dai Pm romani Giuseppe Cascini e Rodolfo Sabelli sono una sfilza: associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta e all’appropriazione indebita, aggiotaggio. L’impatto con il carcere è durissimo.
A Regina Coeli Coppola dimagrisce a vista d’occhio, cade in depressione, tenta il suicidio, anche se l’episodio viene catalogato alla voce autolesionismo. Qualche giorno dopo si sfoga con un giornalista: «l’ho fatto per richiamare l’attenzione. Io marcisco dentro e fuori mi rubano tutto». Il 4 aprile si sente male: le guardie lo trovano riverso sul pavimento della cella. La madre Francesca Garofalo lancia l’allarme: «Non riusciva a respirare ed era cianotico. I medici hanno parlato di un restringimento ad una valvola cardiaca. Sono molta preoccupata per la sua salute». Il gip la pensa diversamente: è malato, ma non troppo, può stare in cella. Ma Coppola a sentire i suoi familiari si avvia a morte sicura: gli avvocati scrivono che «si sta avvicinando alla cosiddetta soglia di irreversibilità». Uno stato d’ansia, anzi di fobia, ha minato l’organismo. E poi c’è la claustrofobia, un compagno di vita terribile: «Coppola ce l’ha da molti anni - spiega al Giornale l’avvocato Gianluca Tognozzi - lui fu coinvolto in un incidente stradale e rimase circa 10 ore imprigionato fra le lamiere. Da allora convive con questo disturbo insidiosissimo».
Il 28 giugno, finalmente, la prima buona notizia. Il tribunale del riesame di Roma stabilisce che è «incompatibile» con il carcere e lo spedisce agli arresti domiciliari, a Grottaferrata. Alla fine di agosto, 24 ore prima di riconquistare la libertà, la detenzione viene prorogata. Ora dovrebbe scadere il 1 dicembre. Sabato scorso, un articolo del Sole 24 ore innesca la nuova crisi: gli spagnoli della Nh Hotels sono interessati al Cicerone di Roma, una delle perle dell’ormai traballante impero dell’immobiliarista. Coppola si sente alle corde. Lunedì il malore: «L’ha colto - spiega la famiglia - dopo aver saputo che ci sono delle società in lizza per l’acquisto dell’hotel Cicerone, nonchè il pensiero che alcune della sue società potessero collassare».
Un’altra istanza di scarcerazione viene respinta, anche se i medici hanno denunciato «il rischio cardiologico estremamente elevato». E sottolineato un arresto cardiaco nel corso di un test di stimolazione. Non c’è requie. E il calendario è un percorso a ostacoli: il 26 novembre il tribunale di Roma deciderà sulla richiesta di fallimento di tre società avanzata dai Pm; il 3 dicembre, poi, inizierà il processo per il fallimento della Micop, lasciata con un buco di 13,4 milioni di euro. L’indagine principale, da cui è stato stralciato questo episodio, invece non è ancora chiusa. Ma Coppola, ora, deve combattere per sopravvivere.