Coppola evade poi si fa arrestare in diretta tv

Le tentate evasioni non sono giustificabili neppure se sono ospedaliere, neppure se sono a termine, neppure se appaiono comprensibili: sta di fatto che quelle di Danilo Coppola appaiono comprensibili. Ha fatto un’evasione con annessa intervista televisiva, e pronta riconsegna: ha fatto apposta, ha sbagliato. Ma ci interessa altro, ora: ci interessa dissipare dei dubbi che molti giornalisti, noi compresi, forse avevano lasciato sfumare nella debole convinzione che in fondo le lagnanze dei colletti bianchi si somigliano un po’ tutte, vanno in galera e sono tutti classicamente perseguitati, tutti un po’ malati, tutti a rischio vita. L’immobiliarista Coppola è messo male: è accusato di associazione per delinquere, appropriazione indebita e riciclaggio, e nondimeno è accusato per le scalate Antonveneta e Bnl: e l’unica peculiarità delle sue lagnanze, a svariati mesi dal suo arresto, è che ci viene difficile smentirle. Forse siamo male informati, ma in molti casi ci pare proprio che non abbia tutti i torti. Coppola, per cominciare, non ha avuto il classico coccolone da galeotto: già in precedenza era stato ricoverato per problemi cardiovascolari. Ha detto che doveva essere operato al cuore proprio in questi giorni: notizia non smentita. Ha detto di esser stato rinchiuso per 104 giorni in isolamento: è vero, e sono veramente tanti. Ha detto che il pm Giuseppe Cascini lo perseguita perché vuole nomi di politici e di banchieri e di eventuali altri collusi: e qui non sappiamo, sta di fatto che Coppola è stato arrestato il primo marzo scorso e non ha ottenuto i domiciliari se non quattro mesi dopo, e attenzione, solo per evidentissimi problemi di salute decretati da due perizie, e attenzione, non è il pubblico ministero ad aver concesso il domicilio coatto, è il Tribunale ad aver accolto la richiesta degli avvocati nonostante il pubblico ministero si fosse opposto. Coppola è stato in condizioni di anoressia, e passi, pare abbia tentato il suicidio, e passi paradossalmente anche questo: poniamo pure, dunque, che le condizioni dell'immobiliarista non siano così gravi e che siano quindi compatibili con gli arresti domiciliari: ma perché deve starci, ai domiciliari? Ci sono davvero pericoli di inquinamento delle prove, di reiterazione del reato o di fuga all’estero? Sono solo domande, ma nelle pieghe di una risposta si cela l’indubbio dramma di Coppola: le sue aziende stanno collassando, e lui da casa non può farci niente. Il suo impero va a rotoli ed è circondato da squali. È giusto che un detenuto, neppure condannato, debba comunque scontare la visione della propria rovina economica? È giusto che ciò possa inevitabilmente far parte di pressioni ambientali che lo spingano a sdraiarsi verso i favori dell’accusa? Se non è il caso di Coppola, a partire da Mani pulite, in Italia è stato il caso di moltissimi imprenditori: il blocco dei loro conti e delle loro imprese favorì confessioni-fiume circa fatti veri ma talvolta anche non veri. Sarebbe interessante capire quanto sia vero ciò che sostiene Coppola: che il fatto d’aver versato in questi mesi svariatissimi milioni all’erario, in compensazione dei suoi reati fiscali, sia stato visto dalla Procura solo come un indebito atto di gestione delle sue aziende. Come a dire: ha pagato il fisco, vuol dire che le aziende le manovra ancora lui. Il famoso Stefano Ricucci, che pure tentò la scalata di Rcs e che una qualche rete di protezione comunque l’aveva, ha fatto meno carcere. Coppola, da quanto emerge, di protettori invece non ne ha, e si vede. È come se la sua inchiesta non potesse perciò fare il botto. Se non quello di ieri.
Filippo Facci