Coppola, evasione da reality show

L’immobiliarista scappa da ll'ospedale di Frascati e si "consegna" a una troupe del tg di Sky. Si fa intervistare e dopo chiama il 113 per farsi arrestare

Roma - Evade per andare in tv. Si riconsegna in diretta. Torna ai domiciliari grazie a Sky. Tutto in un pomeriggio. Pur di denunciare l’accanimento giudiziario ai suoi danni culminato con un caterogico «no» all’ennesima richiesta di scarcerazione, l’imprenditore Danilo Coppola ha fatto il «furbetto» monopolizzando scientificamente l’attenzione dei media e della polizia. Se da tre giorni vegetava in terapia intensiva tra ictus e malanni cardiaci, ieri il protagonista delle scalate Bnl e Antonveneta ha ritrovato le forze per fuggire da un ospedale dei castelli romani e rintanarsi in un hotel della Capitale per un’intervista lunga 14 minuti. Dopodiché il fuggitivo in tuta bianca, dai capelli impomatati, ha telefonato al 113: «Sono Danilo Coppola, evaso dai domiciliari a Frascati, venite a prendermi qui, all’hotel Clodio in via Teulada, Roma».
Tutto in un pomeriggio. Consumato il pasto a mezzogiorno nel reparto del nosocomio San Sebastiano di Frascati, Coppola si rende irreperibile. Alle 14.15 è ufficialmente un «evaso». Dopo aver raccolto i suoi effetti personali, l’ex finanziere approfitta del via-vai in corsia, guadagna l’uscita e va in fuga. Sempre di corsa contatta al cellulare il suo avvocato Gianluca Tognozzi che lo invita ripetutamente a costituirsi. «Non aggravare le cose, Danilo, torna in ospedale. Non stai bene, fermati». Niente da fare. Coppola è deciso. Vuole andare a fondo, fino a piazzale Clodio, sede della procura. Ha intenzione di parlare coi superiori del pm che, a suo dire, lo perseguita da dieci mesi. In corso d’opera cambia idea. Pensa che lo arresteranno all’istante, opta per il grande pubblico. Ha in mente dichiarazioni al vetriolo, ripassa il canovaccio. Prima del ciak, rassicura il legale: «In ospedale non ci torno, ho versato 20 milioni di euro all’erario che altro vogliono da me? Come fanno a dire che non ho problemi cardiaci? Ma che mi vogliono morto?». Coppola è fuori di sé. Brama una telecamera, cerca un network nazionale. Sceglie Sky per esternare il personale risentimento verso quei giudici del fallimento della «Micop» che, attraverso una perizia, gli hanno appena rigettato l’istanza di revoca della custodia cautelare: non credono alle «gravi condizioni di salute» dell’immobiliarista. Pensano a un malato immaginario. Coppola il moribondo non sa a che santo votarsi. Convoca la tv satellitare in albergo. Ha un foglietto ma parla a braccio, da uomo braccato. Dice tutto quello che s’è messo in testa di dire. Evoca la lotta di classe, si sente un perseguitato politico, spiega perché ha staccato la spina alle macchine che lo monitoravano per l’intervento al cuore. Accasciato su un divano Coppola ribadisce il concetto già espresso all’avvocato: ho pagato caro, ho pagato tutto. Ma che altro vogliono? Calcola venti milioni di euro rimborsati all’erario, sottintende che per questa giustizia ingiusta comunque non bastano, e che se il pm continua così, presto morirà lui e le sue aziende con asset da 3.500 milioni di euro.
Quando finisce il soliloquio, Coppola rassicura telefonicamente prima la moglie («amore andrà tutto bene») e poi il primario, rimasto orfano del paziente eccellente: «Dotto’ mi scusi, lo so che rischio la vita ma non importa. Volevo che la gente sapesse cosa mi stanno facendo, adesso posso anche morire in pace». La terza chiamata è al «113». In quattro minuti Coppola si ritrova in strada a chiacchierare con due agenti-motociclisti. Di lì a poco finisce dentro una Volante attesa in questura dove ad attenderlo trova cameramen e fotografi. L’effetto mediatico continua. Coppola entra con passo stanco alla Squadra Mobile, mette a verbale i motivi della fuga, scagiona alcune persone, ma due complici hanno le ore contate. A fine serata fa capolino in una macchina della polizia diretta a Frascati: in tasca ha un nuovo provvedimento per gli arresti ospedalieri. Sa che la notte sarà lunga, sa che potrebbe anche essere l’ultima lontana da Regina Coeli: Coppola non solo è indagato per evasione ma per i giudici è sano come un pesce. Sta bene, dietro le sbarre.
gianmarco.chiocci@ilgiornale.it