Coppola, il pm chiede sei anni per bancarotta

Il pm Sabelli ha chiesto la condanna dell'immobiliarista romano per bancarotta fraudolenta aggravata patrimoniale per il fallimento della Micop: avrebbe sottratto oltre 13 milioni di euro

Roma - Condannare l’immobiliarista Danilo Coppola a sei anni di reclusione per il reato di bancarotta fraudolenta aggravata patrimoniale. Questa la richiesta del pm Rodolfo Sabelli nel processo per il crack della società Micop: Coppola avrebbe sottratto 13 milioni e 410mila euro alle casse della srl vendendo immobili e trasferendone i proventi ad altre imprese del suo gruppo. Il rappresentante dell’accusa ha anche chiesto 4 anni e 6 mesi per la commercialista Daniela Candeloro, 4 anni per Francesco Bellocchi e tre anni per Alfonso Ciccaglione, ex braccio destro di Coppola. Il magistrato ha chiesto poi l’assoluzione di tre imputati: Andrea Raccis, del cognato di Coppola, Luca Necci e dell’avvocato Paolo Colosimo. Per Coppola il rappresentante dell’ufficio dell’accusa ha prospettato la concessione delle attenuanti generiche equivalenti alle contestate aggravanti, a fronte "dell'assolvimento del debito con l’erario, dopo che l’inchiesta che lo riguardava è stato avviato". La Micop fu dichiarata fallita lo scorso anno. Il processo per il fallimento della Micop è uno dei filoni di indagine scaturito dal crack finanziario, 130 milioni di euro del gruppo Coppola.

La difesa "Se tornassi indietro non mi affiderei più ad alcuni miei collaboratori, soprattutto ad Alfonso Ciccaglione. Avrei controllato più da vicino". È la riflessione di Coppola al termine della requisitoria della procura. "Io mi occupavo della strategia - spiega -, non dei dettagli di core business o degli immmobili cui erano addetti le terze e le quarte linee del mio gruppo. È lampante che non ne potessi essere a conoscenza". Quanto alla richiesta della procura "ritengo che la pena sia molto alta. Abbiamo pagato tutto quello che dovevamo alla Micop. Abbiamo fatto una transazione definitiva per pagare oltre 122 milioni di euro, somma di gran lunga superiore a quanto il fisco doveva prendere. Abbiamo lasciato all’Agenzia delle Entrate 10 milioni in più per le pendenze future. Purtroppo - prosegue - ho ancora l’obbligo di dimora a Grottaferrata che non mi consente di risolvere la situazione. A malincuore e senza fare polemiche, voglio ricordare che dal primo marzo 2007, giorno del mio arresto, ho sempre detto che volevo immediatamente pagare. Ma quel provvedimento di custodia cautelare devastante, così come quelli successivi, oltre ai sette mesi di carcere, i quattro di ricovero in ospedale e tre ai domiciliari, mi hanno impedito di poter trovare quelle risorse finanziarie per poter definire con il fisco, anche se nonostante tutto ci sono riuscito". Coppola aggiunge: "Qui nessuno ha ucciso nessuno. L’eventuale reato è il danno tributario che è stato pagato e verrà ulteriormente pagato. Le contestazioni dell’ordinanza riguardano circa il 4% del fatturato che era di un miliardo e mezzo l’anno".