Coppola scrive sull’«Unità» e nella platea ds cala il gelo

La pubblicità dell’immobiliarista sul giornale disorienta base e dirigenti

Luca Telese

da Roma

Che c’entrano Alfred Hitchcock e i Ds? Lo scoprirete fra poco. Il vecchio maestro del thrilling, nella sua celebre intervista a Truffaut, spiegava il segreto della sua arte così: «Se faccio un film di azione, mostro al pubblico una bomba che cade sotto il tavolo, la faccio scoppiare, finisce tutto lì. Ma se io sotto quello stesso tavolo, prima che inizi una riunione, faccio vedere una mano che mette una borsa con bomba, e se poi, dopo che gli uomini si sono seduti, mostro un orologio che segna il tempo... Be’, io lì ho creato un’emozione: questa per me è suspense». Ieri, all’assemblea della Quercia, anche senza Hitchcock, è successa più o meno la stessa cosa: per oltre due ore la kermesse si celebra senza che nessuno si renda conto di quel che sta per accadere. Il bello è che l’«ordigno» a tempo, la maggior parte dei mitici segretari di sezione ce l’avevano stretto in mano, ben ripiegato, nessuno se n’era accorto. Con tanti interventi interessanti, vuoi metterti a leggere il giornale proprio ora? Tutto andava per il meglio: dal palco piovono ruggiti d’orgoglio, fiere risposte alla «campagna denigratoria» dei poteri forti, valanghe di applausi quando Fabio Mussi mette nel girone dei fraudolenti persino il compagno Consorte. Alla fiera di Roma «immobiliarista» era peggio di un insulto. Finché - in un attimo di pausa - un compagno emiliano non apre l’Unità e resta basìto, leggendo la firma della lenzuolata che riempie pagina 13 del quotidiano ds: «Gruppo Coppola». Seguiva una lettera colorita e durissima pubblicata a pagamento dall’immobiliarista (rifiutata dagli altri quotidiani, compreso questo) contro Ferruccio De Bortoli e il Sole 24 Ore. Sentite: «Si è costretti, di nuovo, a denunciare e smascherare il sistematico modus operandi che il Sole 24 Ore riserva al Gruppo Coppola ed al suo azionista, e cioè quello di mantenerlo sempre e comunque, alla gogna pubblica, tramite un uso spregiudicato e distorto di notizie e soprattutto preconfezionando fantasiosi teoremi...». E ancora: «Il signor Gatti, autore degli articoli diffamatori, contattato telefonicamente dal Coppola nella serata del 29 dicembre del 2005 per un confronto sul contenuto del pezzo, dopo un lungo colloquio, e prima del successivo articolo del 30 dicembre del 2005 messo alle strette dalle doglianze rappresentategli, ammmetteva che i toni pesanti e faziosi e soprattutto il senso del suo pezzo gli erano stati indicati dal De Bortoli...». E così via: insomma, un attacco durissimo.
La domanda che percorre la platea è chiara: ma come, tanta fatica per differenziarsi da Coppola e Ricucci e poi li ospitiamo per soldi? Un istante dopo la scoperta della bomba, tam tam di sconcerto e imbarazzo serpeggiano ovunque. Più d’uno chiede spiegazioni anche al resocontista de L’Unità Ninni Andriolo - ovviamente estraneo all’iniziativa come i suoi colleghi - che stoicamente non risponde: sospira, e subito dopo si mette le mani nei capelli (di cui, sia detto senza offesa, non dispone). È a questo punto che il cronista de Il Giornale inizia a chiedere pareri allo stato maggiore dei Ds. Invece della rabbia si trova davanti rassegnazione e sconcerto. Gianni Cuperlo (con tecno-auricolare avvolgente e maglione attillato molto apprezzato dalle compagne) dapprima scuote la testa: «No comment!». Poi, si lancia in un eroico tentativo di difesa: «Ma insomma: hanno fatto bene, è giusto, sono soldi!». Fabio Mussi trasecola: «Come, come? Non è possibile: fatemi leggere, poi dirò». Gavino Angius trasecola: «Veeeeramente? Oddìo, come è possibile? Non chiedermi commenti, per carità di patria». Marina Sereni: «Ahhhhg... No, prima voglio vedere». Il tesoriere Ugo Sposetti, sorpreso mentre addenta un tramezzino. Dopo la resistenza eroica alle contestazioni della base (due giorni fa in una sezione romana) ieri era sommerso da richieste di autografo che nemmeno una star: «Eh, eh.... Sono l’unico che gira. Perché, immodestamente, c’ho le palle. Lo sai, sì?». Convengo senz’altro e chiedo del gruppo Coppola. Il tramezzino si ferma a metà trachea: «Non dico nulla... e (sorriso, ndr) non parlo con i giornalisti». Insomma, più che una beffa o un’autodifesa, ieri Coppola ha firmato un remake: Delitto perfetto.