Coppola, «tentato suicidio» in cella a Regina Coeli

da Milano

In carcere si impara a vivere, sentenziava con la consueta guasconeria il re dei paparazzi Fabrizio Corona. Danilo Coppola, l’ultimo dei «furbetti del quartierino» finito dietro le sbarre, dopo quasi un mese di isolamento a Regina Coeli è di tutt’altro avviso e lo dimostra nel modo più eclatante: un gesto di autolesionismo. Un taglio al braccio sinistro inferto con un pezzo di vetro non è esattamente quello che gli psichiatri chiamerebbero un tentato suicidio, tanto più che per medicarlo non sarebbero stati necessari neppure punti di sutura.
Ma il gesto dimostrerebbe che le condizioni psicologiche dell’immobiliarista romano, amico e socio di Stefano Ricucci, accusato di bancarotta fraudolenta, riciclaggio, appropriazione indebita, falso e associazione a delinquere, sarebbero alquanto instabili. Coppola, a quanto afferma chi gli sta vicino, soffrirebbe infatti di una forma di claustrofobia nata a seguito di un incidente stradale, condizione poco compatibile con la cella.
A chi lo ha soccorso, Coppola ha confidato che il gesto avrebbe avuto uno scopo puramente dimostrativo dovuto anche alla preoccupazione per lo stato del suo gruppo societario. Nei giorni scorsi, infatti, i magistrati romani che indagano sul crac da 130 milioni di euro hanno ordinato il sequestro di 91 milioni di euro in titoli e azioni di Ipi, unica società quotata del gruppo Coppola.
Subito giudicato fuori pericolo, e dopo la somministrazione di ansiolitici, l’immobiliarista è stato ricondotto in cella dove è ora anche sorvegliato a vista dalle guardie penitenziarie. «Si è trattato di un momento di sconforto superato, però, con forza subito dopo» ha commentato l’avvocato Francesco Verri, uno dei legali di Danilo Coppola.
Ancor meno peso sembra dare al fatto la Procura di Roma: «Già in occasione di un interrogatorio - spiegano a palazzo di giustizia - Coppola si era presentato ai Pm con il braccio tagliuzzato. Se il gesto di venerdì fosse stato così grave, il suo avvocato avrebbe avvertito l’ufficio della procura o almeno rappresentato a chi indaga la gravità del problema. La realtà è che c’è qualcuno che vuole farlo passare per povero Cristo». Appena appreso l’accaduto, il guardasigilli Clemente Mastella si è detto «dispiaciuto per il gesto» e ha telefonato al direttore del carcere di Regina Coeli per informarsi sullo stato di salute di Coppola.
Non sono neppure però mancate reazioni politiche di stampo garantista. «La vicenda Coppola rappresenta l’ennesimo caso di esagerato accanimento nei confronti di presunti colpevoli» ha affermato Roberto Giachetti, deputato della Margherita che ha aggiunto: «Prima di condannare e rinchiudere dei cittadini in isolamento per un periodo prolungato - aggiunge - bisognerebbe arrivare a conclusione del processo ed essere in possesso di tutte le prove possibili della sua colpevolezza. Sarebbe opportuno che, dopo aver scongiurato il pericolo di inquinamento delle prove, l’indagato venisse rilasciato o messo in condizioni meno rigide».