Il copri-water col Corano scatena contro l’Italia la protesta musulmana

La notizia dei prodotti "blasfemi" venduti nel Lazio rimbalza sulla stampa araba. La comunità islamica locale chiede "giustizia subito". E dall'estero arrivano già segnali minacciosi

Rottura delle relazioni diplomatiche con l’Italia, scuse ufficiali da parte del governo e nell’ombra il solito complotto sionista: sono gli ingredienti del nuovo caso di blasfemia denunciato dagli islamici. «Il diabolico gesto», come viene definito dagli irati lettori dal giornale arabo Al Quds al Arabi, è la storiaccia dei copri-water messi in vendita in alcuni grandi magazzini del Lazio con inciso sulla tavoletta un versetto cardine del Corano.

Il 25 ottobre la Digos di Latina aveva provveduto a sequestrare i copri water incriminati, ma ieri la notizia è rimbalzata sulla stampa araba. Le reazioni dei lettori, che hanno scritto al sito di Al Quds al Arabi, ricordano la prima ventata di proteste per le vignette sul profeta Maometto pubblicate da un quotidiano danese. Alla fine mezzo mondo islamico si è scatenato in violenze di piazza contro la Danimarca boicottandone i prodotti e attaccando consolati e ambasciate, con morti e feriti. Non siamo a questo punto, ma il timore è chi si possa arrivare a una propagazione violenta della notizia dopo l’articolo apparso ieri sull’Al Quds al Arabi. «Clamore in Italia per la vendita di copri water che riportano versetti del Corano», è il titolo del giornale edito a Londra. Nell’articolo si descrivono le proteste di alcune personalità islamiche in Italia per la vendita a Latina, Frosinone e altre città laziali delle tavolette blasfeme. Secondo il giornale arabo «la comunità islamica dubita del fatto che la polizia (italiana nda) stia operando per far cessare la vendita di questo prodotto e che indaghi a fondo per sapere quanti ce ne siano ancora in circolazione». In realtà la Digos di Latina, dopo aver ricevuto la denuncia dell’imam Abdelatif Ibrahim El Ghayesh, aveva sequestrato in 24 ore 218 copri water con le scritte coraniche su una partita di 240. Inoltre è stato diramato a tutta Italia un allarme per controllare se ce ne siano altre del genere in vendita. L’imbarazzante prodotto era esposto sugli scaffali di sette supermercati del gruppo Orizzonte e l’amministratore delegato è stato denunciato per vilipendio alla religione. Apparentemente sembrerebbe importato dalla Cina, grazie alla Trader & Partners, che opera nella zona di Shanghai. Su internet comunicano che esportano di tutto verso Usa ed Europa con un forte «controllo di qualità».

La comunità islamica laziale vuole «giustizia subito» e secondo Al Quds al Arabi sarebbe pronta a «organizzare proteste pacifiche affinché vengano esaudite le sue richieste». Il giornale, molto noto in Medio Oriente, è diretto da Abdul Bari Atwan, palestinese ex amico del dittatore Saddam Hussein. Atwan è pure commentatore di Al Jazeera, la tv satellitare che aveva veicolato le proteste per le vignette su Maometto.

La pubblicazione della notizia ha scatenato le reazioni adirate dei lettori arabi. «Finché il governo di Roma non presenta scuse ufficiali e il proprietario della società produttrice del diabolico prodotto non venisse condannato e messo in carcere, tutti i paesi arabi devono sospendere ogni relazione diplomatica con l’Italia» scrive sul sito di Al Quds, Jamal Youssif. Si tratta di un vero e proprio «appello alla Lega araba, nel nome di Allah». Non manca chi tira in ballo la solita «lobby sionista», come Khalid al Mahamud: «Quanto è avvenuto non può che essere opera dei giudei, che Allah li combatta». Tarif sostiene, invece, che l’episodio dei copri water «è una guerra premeditata contro l’Islam». Un certo Mashal al Mutairy chiede al sovrano saudita, che ha visitato il nostro paese la scorsa settimana, di inviare «una chiara ed esplicita minaccia al governo italiano in cui spieghi bene le conseguenze di atti del genere, che se ripetuti in futuro avranno conseguenze pesanti e gravi». Più generalista un lettore che scrive proprio dalla provincia di Latina: «Cambia qualcosa se fatti del genere avvengono in Italia o altrove? In verità a nessuno importa, così come avviene per i morti in Palestina o in Irak».
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