IL CORAGGIO DI DIRE NO

Solidarietà impossibile. Questa, in parole povere, è la filosofia del governo a proposito dell’immigrazione. L’immigrazione va governata, non favorita. Va limitata, non espansa. E non perché si è cattivi ma perché si è realisti. Il realismo è l’unica base possibile, vera, efficace di una solidarietà possibile.
Perché riprendono gli sbarchi dei clandestini? Perché, come tutti sanno, ormai, sta diffondendosi l’idea soprattutto nelle zone del Maghreb e sotto il Maghreb che convenga provarci con l’Italia? Perché sono ripresi questi viaggi della speranza dei disperati che arrivano con i gommoni? In troppi, in questo governo, a partire dal ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, hanno fatto dichiarazioni che inducono questi disperati a pensare che qui sia comunque possibile arrivare e che quindi convenga farlo.
Tutto questo avviene nel momento in cui la Spagna di Zapatero ha rinforzato vigorosamente i controlli delle frontiere (soprattutto ovviamente le coste), e quindi molti di quelli che provano ad andare in Spagna alla fine si decidono a sbarcare in Italia. È la Spagna di Zapatero quella alla quale si riferiscono come un modello molti autorevoli membri di questo governo, ma anche qui evidentemente il realismo di Zapatero non soddisfa le anime belle della sinistra italiana.
Ha ragione il presidente del Senato Marini: occorre favorire l’integrazione degli immigrati. Ma detto così non vuol dire niente, anzi è pericoloso perché anche l’integrazione non può essere per un numero infinito di immigrati. Integrazione significa anzitutto lavoro e questo era il senso della Bossi-Fini; favorire l’arrivo in Italia di immigrati che avessero un lavoro, cioè la condizione di base per poter vivere una vita degna e non cadere nelle maglie della criminalità che è sempre in cerca di nuovi adepti e che trova - è bene ricordarlo sempre - una manodopera pronta soprattutto in coloro che sono disperati.
Noi stiamo andando, in Italia, nella direzione opposta a quella in cui vanno gli altri Paesi europei. Germania, Francia e Spagna solo per citarne alcuni, hanno rafforzato la selettività nei confronti degli immigrati e non l’apertura indiscriminata.
Se non si è selettivi, rigorosi, allora vuol dire che l’immigrato non viene accolto per motivi di solidarietà (che poi non può essere assicurata) ma per altri motivi. Ideologici perché comunque i diritti degli immigrati superano i diritti di coloro che sono già italiani: una sorta di lotta di classe che vede immigrati e gli altri contro. Di bottega: come ha detto l’autorevole ministro del governo Prodi questi immigrati cui sarà riconosciuta la cittadinanza molto probabilmente voteranno a favore di chi li ha accolti e contro quelli che avevano tentato di regolarizzare l’immigrazione, cioè il governo di centrodestra.
In Italia il responsabile principale delle politiche per l’immigrazione è il ministro Giuliano Amato. È vero che se ne occupano anche altri quattro ministri ma lui rimane il responsabile principale. Il professor Amato è uomo che sa fare di conto: fu anche ministro del Tesoro. E sa bene che la solidarietà si fa facendo di conto perché ciò che la ispira è il cuore ma ciò che la rende possibile è la ragione e in particolare l’aritmetica. Solidarietà vuol dire anche avere il coraggio di dire di no: cioè riconoscere che non si può accogliere un numero illimitato di immigrati. In altre occasioni Amato seppe (anche sbagliando) far tirare la cinghia agli italiani. Occorrerebbe che ora si adoperasse per farla tirare a membri del suo governo. Non stia zitto di fronte a dichiarazioni irrazionali e irresponsabili, chiacchiere che hanno secondi fini e anche squallidi.