Il coraggio di parlare quando tutti tacciono

A noi Caprotti sta simpatico. Anzi simpaticissimo. E diciamo subito perché. Al padrone dell’Esselunga non importa un fico secco dei luoghi comuni, delle ipocrisie da buon vicinato, del politicamente corretto. È una divina versione commerciale di Barney Panofsky: la sua versione è ancora più ruvida di quella di Mordechai. Eppure nessuno meglio di lui ha dimostrato di conoscere bene ciò che il consumatore vuole. Insomma non è un signore burbero e un po’ dispotico, sorpassato però dai tempi e con un’azienda traballante. No, Caprotti ha le sue idee, fattura 4,5 miliardi e guadagna anche molti quattrini: e soprattutto li fa risparmiare ai suoi clienti consumatori. Un altro «superduro» dell’economia italiana, tal Leonardo Del Vecchio da Luxottica, ha provato a cimentarsi nella grande distribuzione con Gs, ma gli è andata male. «Trattavamo con i Comuni per avere licenze dei supermercati - ha detto in una recente intervista - ma alla fine vincevano sempre le coop».
E proprio con queste ultime Caprotti se la prende. Anzi non solo contro di loro, ma contro mezzo governo (Bersani e Prodi), Confagricoltura, banchieri (Cesare Geronzi) che vorrebbero decidere per Lui a chi cedere Esselunga. Intanto auguriamo a Caprotti, che ha 81 anni, di viverne altri trenta e tenersi la sua creatura. Ma poi come diavolo ci si permette di chiedere a un signore che ha tirato fuori dall’azienda i suoi stessi figli di indirizzarlo verso qualcuno. Oltre ovviamente a chiederci che tipo di economia (pianificata, non c’è altra definizione) si voglia? Un’economia in cui a decidere il futuro di un’azienda sia un brutto impasto tra politica e interessi. Caprotti ha tirato fuori dal portafoglio 300mila euro e comprando le pagine di tutti i fogli italiani ha urlato la sua giovanile voglia di continuare a fare a modo suo. Come ha sempre fatto. E come è sacrosanto in un’economia libera. Caprotti sta urlando, quando tutti intorno a lui tacciono. Quando la pavidissima Confindustria italiana sfila a Palazzo Chigi ad avallare lo scippo sulle liquidazioni. Prendete Caprotti e saprete da che parte stare. Dalla parte di un capitalismo familiare, ma che conosce il merito. E dunque con la forza di affidare l’azienda a chi ben fa e non solo a chi porta lo stesso cognome. Dalla parte dei consumatori quando riconosce prezzi e sconti che contengono i costi dei prodotti alimentari. Dalla parte delle imprese, quando non cede al ricatto dei sindacati. Dalla parte della libertà di commercio, quando sfida gli ottusi regolamenti comunali, come nel caso di Milano, che impediscono l’apertura di un esercizio commerciale la domenica. Dalla parte di coloro che hanno sessanta anni meno di lui, quando struttura il primo servizio di acquisti online che si possa definire davvero tale in Italia.
A noi questo signor Caprotti ci piace. Non si era capito?