Il coraggio di un progetto

Era ora. Ci voleva proprio che qualcuno lo facesse. Silvio Berlusconi ha annunciato che fonderà l’università del pensiero liberale. Dovrà servire per combattere l’egemonia della sinistra nel mondo della cultura e formare la classe dirigente per il futuro.
Intendiamoci, in questi anni troppi hanno pianto sostenendo che mancava in Italia una cultura liberale, che tutto era stato preso dalla sinistra, che non c’era mai spazio per dire cose che non fossero di sinistra. Sono stati pianti di persone che poi non hanno fatto niente. Ma è altrettanto certo che il problema in Italia c’è stato e c’è. Basterebbe pensare a qualche esempio. Giovannino Guareschi non è mai entrato in un’antologia delle scuole. Susanna Tamaro, esaltata un po’ da tutti (in particolare dai milioni di acquirenti dei suoi libri), non ha fatto in tempo a dire che non era di sinistra per essere automaticamente esclusa dal cosiddetto salotto buono della letteratura. Di Lucio Battisti ciò che veniva detto è noto a tutti: non era di sinistra, forse era fascista. Si sa che non si può dire, ma chi non ricorda la diversità di trattamento, da parte della sinistra, di Indro Montanelli negli anni Settanta, quando fondò e diresse il Giornale, e negli anni Novanta, quando fu eretto a paladino della lotta di sinistra antiberlusconiana. Prima fu demone, dopo fu santo. Chi non ricorda poi il trattamento di Luigi Sturzo all’interno del mondo cattolico quando nel ’53 fu emarginato definitivamente per le sue idee cattolico-liberali. Chi non ricorda la solitudine di Alcide De Gasperi per una scelta liberale e filo-atlantica. E non è un caso che Luigi Einaudi intitolò Prediche inutili il suo libro dove si raccoglievano le sue riflessioni a proposito della mancata dimensione liberale nella politica italiana. Ci fu un rispetto dovuto nei confronti della sua persona, ma mancò una comprensione e un’accoglienza profonda del suo pensiero.
Tutto questo perdura nella cultura italiana. In tutte le sue varie espressioni: dai libri al teatro, dal cinema ai dischi, fino alla cultura politica e filosofica. E queste non sono realtà che si costruiscono con l’improvvisazione e pensando al giorno dopo, alla settimana dopo o anche solo all’anno dopo. Ci vuole il coraggio di guardare lontano. Certamente in Italia non mancano i soggetti in grado di attuare questo compito e, altrettanto certamente, non manca in Italia un popolo pronto a recepire contenuti che siano figli della tradizione liberale. Ma bisogna anche constatare che, fino ad oggi, è mancata una istituzione forte, potente, che svolgesse il compito di creare il pensiero liberale e diffonderlo.
Per la verità in questi anni di cose ne sono state fatte. Basterebbe pensare a Ideazione di Domenico Mennitti (oggi sindaco di Brindisi), Free di Brunetta e Frattini o Charta minuta di Alfredo Urso. Tutte esperienze che non vanno assolutamente dimenticate e disperse, ma il salto di qualità lo si fa con l’università.
La sinistra lo ha fatto con le università pubbliche, appropriandosi indebitamente di tutto e di tutti. Berlusconi lo fa con l’università privata, come si usa fare da questa parte: non sfruttando le risorse pubbliche, ma investendo quelle private per far qualcosa di utile a tutti.
La libertà è un contenuto più che sufficiente per creare e dare vita a un progetto politico. Occorreva un’università per spezzettare il pane della libertà in tutte le parti del sapere. Anche in quello politico.