Coraggio, è stata la sconfitta perfetta

Non intendo beccarmi una querela per plagio da Esopo, anche perché una vittoria a Torino sarebbe stata assai più dolce che un grappolino d’uva. Ma credo che quella di giovedì sia stata la sconfitta perfetta. Un 4-1 e a casa? Sì, proprio così. Perfetta per tanti motivi, soprattutto per come è maturata e cosa ha portato con sé. Intanto perché è venuta con la squadra più in forma del momento e in un giorno in cui la classifica è cambiata poco. Poi perché, al contrario del Real Madrid, abbiamo fatto tremare la Juve per tutto il primo tempo, visto che certi numeri sono maturati solo nel recupero finale. Poi perché, perdere per perdere, meglio farlo con un 4-1. Giusto per avere una gran voglia di riscatto, per imparare dagli errori, per ricordarsi che dobbiamo essere più «cattivi», per non dover ripensare dieci giorni a quegli sbandieratori stile Palio di Siena che ci hanno negato di giocare alla pari la partita. Insomma, meglio prenderne 4 e non pensare a quel gol regolare di tre metri annullato a Milito, a Gasbarroni fermato mentre entra in area e a quel fallo fischiato contro il Genoa colpevole di apprestarsi a fare gol dopo la farsesca inciampata di Grygera nell’erbetta della sua area. E a chi poi avesse avuto voglia di pensarci lo stesso, mister Gasperini ha dimostrato che ormai siamo una grande squadra anche nel dopopartita. Perché non ha piagnucolato su queste clamorose decisioni che hanno condizionato la partita. Ha ammesso la sconfitta. La sconfitta perfetta.
E allora, io sto qui e aspetto Bartali.