«Coraggio vinciamo», l’urlo degli anni ’70

Marco Ferrera

«Coraggio, vinciamo!» Questa era l'esortazione che i tifosi facevano alla squadra nei primi anni settanta, quando la formazione blucerchiata era perennemente nei bassifondi della classifica, riuscendo spesso ad ottenere salvezze sul filo di lana. L'arrivo della Juventus, la «Vecchia Signora» del calcio italiano, era sempre atteso come la partita che poteva risollevare una stagione fatta di alti (pochi) e bassi (tanti). E sabato sera arriva al «Ferraris» lo squadrone di Capello e la truppa di Novellino, che dal ritorno in A ha sempre perso contro i campioni d'Italia davanti al pubblico amico, ha la grande opportunità di trovare una serata di gloria che potrebbe ridare uno scossone ad una stagione che sta trascinandosi stancamente e rischia di terminare nell'anonimato del centro classifica.
I nostri ricordi delle sfide contro la Juve partono dall'ormai lontanissimo 10/1/1971, quando una rete di Gian Carlo Salvi in avvio di partita riversò per tutto il match i bianconeri nell'area presidiata da «Pierone» Battana, miracoloso in più occasioni, con Lippi a comandare la difesa e Lodetti e Suarez, arrivati in maglia blucerchiata a difendere il vantaggio con la loro sapienza tattica e nel finale ecco partire sotto la vecchia tribuna in legno Ermanno «Bisontino» Cristin, affiancato da Francesco «Morgan» Morini, per tanti anni bandiera blucerchiata e grande stopper dell'epoca, ed arrivato al limite esplodere un gran destro che va ad incastrarsi sotto la traversa, con la Sud in visibilio. E come dimenticare le due stagioni successive in cui Josè Altafini, fuoriclasse assoluto, il Del Piero degli anni settanta, panchinaro decisivo (all'epoca c'erano solo il portiere di riserva con il numero 12 ed un giocatore di movimento con il 13), ricacciò in gola ai tifosi blucerchiati i vantaggi ottenuti grazie alle reti di Chiarenza (30/12/73) e del neppure maggiorenne Giorgio De Giorgis, sampdoriano e genovese doc, capace di segnare al monumento Dino Zoff?
Le maglie bianconere, per chi scrive, evocano la prima trasferta al seguito della Samp, sul campo neutro di Bergamo (era la stagione 1975-76) ed un 2-0 firmato dai mostri sacri Bettega e Causio, in quella Juve stellare tutta italiana, quella dei Zoff, Tardelli, Cuccureddu, Furino, Morini, Scirea...E poi la trentesima ed ultima giornata del campionato successivo, ancora un 2-0 (Bettega e Boninsegna i goleador), con la Samp retrocessa in serie B al termine di quella partita e la Juve campione d'Italia, con Carletto Bresciani centravanti della Samp che nel primo tempo dilapida due clamorose palle gol.
Durante le cinque stagioni in cadetteria prese corpo la Sampd'oro di Paolo Mantovani ed il 12 Settembre 1982, in un «Ferraris» stracolmo di colori, passione ed entusiasmo, al ritorno in serie A, si ricominciò proprio contro la Juve mundial, quella dei Rossi, Gentile, Cabrini, Tardelli, Scirea, ecc. ecc., con Zibì Boniek e «Le Roi» Platini stranieri di gran lusso: Liam Brady, fresco ex e vincitore in maglia bianconera dell'ultimo scudetto, si prese una grande rivincita sui suoi compagni di un tempo e nella ripresa il miracolo di battere la corazzata Juve si concretizzò con la volata di capitan Mauro Ferroni, che siglò una delle reti più significative della storia blucerchiata. Il 21/12/86 quattro reti nella ripresa di Vialli, a segno due volte, Mancini e Briegel annichilirono la «Zebra» e sempre il grande Gianluca realizzò su rigore infilando Tacconi per un risicato ma importantissimo successo nel febbraio 1991, la stagione che si concluse con la Samp campione d'Italia. E proprio Vialli, però con la maglia a strisce bianconere, decise un posticipo serale di quattro stagioni dopo mentre l'ultima soddisfazione di sconfiggere la Juve a Marassi è vecchia ormai di oltre dieci anni: una doppietta di Enrico Chiesa sancì la chiara vittoria della formazione guidata da Sven Goran Eriksson. Da allora solo delusioni, con un misero pareggio (gol dell'oggetto misterioso Morales e pari di Inzaghi a tempo scaduto ultimo risultato positivo nel settembre 1997) e tre sconfitte, comprese le due con Novellino in panchina, dopo il ritorno nella massima serie. E quindi: coraggio, vinciamo!