Il «Corano segreto» della Alberini tra romanzo d’azione e realtà

Il racconto si dipana in Medio Oriente a caccia delle «sure» misteriose del testo sacro dell’Islam: ed è subito avventura

D’acchito appare il romanzo dallo schema scontato: morti misteriose, un intrigo a Berlino, due innamorati a Parigi, un guerrigliero a Teheran. Qualche rimpianto, un paio di tradimenti, le macerie della guerra di religione, il respiro di luoghi lontani. Poi all’improvviso le pagine prendono forma di un romanzo di scottante attualità costruito per forzare la fantasia, e poi spingersi oltre, quasi a verificare fino a quale punto la materia regge. È il nuovo romanzo di Mariella Alberini, «Corano segreto», non solo un titolo, ma soprattutto un documento che risale al 638 d. C. Un documento che potrebbe riscrivere le mappe di almeno un terzo del mondo, almeno quello musulmano. C’è un capo mujaheddin che lo cerca e organizza una spedizione convinto che quel documento possa spezzare il regime teocratico nel suo Iran perché quel documento conterrebbe una nuova verità di importanza vitale. Contiene infatti concetti decisamente opposti all’attuale radicalismo religioso, precetti che da millenni impastano le fondamenta del libro sacro dell’Islam. Si parla di un Islam moderato e conciliante, si parla di mandare a gambe all’aria paletti fissi dell’integralismo, quando per molto meno, chi lo ha solo pensato, non è più qui a raccontarlo. Il documento era stato custodito gelosamente dal Califfo Omar e poi finito altrettanto confusamente nella biblioteca dell’Università di Bassora e qui stremato durante la guerra fra Iran e Irak degli anni Ottanta e più tardi da quella del Golfo nel 1991.
Mentre a margine del romanzo ruotano personaggi di primo piano della nostra scena internazionale come Khomeini e Osama Bin Laden, ci sono uno scienziato fiorentino, un’avvenente giornalista della Rai, una ricercatrice, un agente del servizio segreto turco e un ricercatore della Humboldt Universitatet, che sfogliano il subbuglio epocale che sta vivendo l’Oriente.
Gli strani delitti che si innescano a Berlino probabilmente hanno un filo che li aggancia agli amplessi arabi della giornalista, il nobile maniero di un Maestro templare polacco a poche righe di distanza dal rifugio dei soldati del guerrigliero Abbassy.
Nel romanzo tutte le ricerche sui dettami riguardanti l’Islam sono assolutamente autentiche e sono state controllate da un docente di islamismo e di lingua araba dell’Università cattolica di Milano. Le sure coraniche segrete sono sostenute da alcune delle centinaia di sette del mondo musulmano, il Corano Segreto che tutti rincorrono è la prima idea, probabilmente precedente a quella dettata da Maometto.