Il corazziere Terlizzi: «Ho fatto gol per caso»

«Sono solo un terzino, ma di testa so il fatto mio». E Zamparini scopre un altro gioiello per far sognare Palermo

Natale Conti

da Palermo

Nel Palermo dei miracoli, sette punti in tre partite, pari merito con la Juve in media inglese (+ 2), quattro convocati fissi in nazionale: Zaccardo, Barzagli, Grosso e Barone ed altri due che l'esordio lo hanno bagnato la scorsa estate Guardalben e Brienza, sta forse per nascere una stella: quella di Christian Terlizzi, il difensore goleador, tre gol in tre partite. È nato il 22 novembre del '79 a Roma, la sua prima squadra da professionista è stata la Lodigiani dove approda nel campionato 1995-96. Un anno dopo la sua prima partita in serie C, sempre nella Lodigiani, poi Tivoli, ancora Lodigiani, Castelli Romani, Termoli, Selargius, Teramo, Cesena e quindi nel campionato 2003-2004, l'anno della promozione, il Palermo in serie B. Inizia alla grande con Silvio Baldini, poi un grave infortunio lo toglie di mezzo.
Ecco la carta di identità di Christian Terlizzi. Nel 2004-2005 gioca 15 partite (per la verità quasi tutti spezzoni). Quest'anno esplode. Tre partite, tre gol. A Parma segna in mezza rovesciata, contro l'Inter e a Siena di testa. Ora è a tre gol nella classifica cannonieri, ad una lunghezza dal suo ex compagno Luca Toni ed insieme ad Adriano, Cruz, Trezeguet, Muntari. Tutti stranieri. Si definisce «un bomber per caso»; i gol lo lusingano, ma non più di tanto. «Finchè vengono, bene. Sono solo un difensore, ma so il fatto mio di testa». Un ragazzone semplice, che in campo fa cose semplici, che in difesa, con il suo metro e ottantasette di altezza, giganteggia e che, se si porta in avanti per sfruttare calci d'angolo e punizioni, è sempre pronto a diventare il terminale di Eugenio Corini e dei suoi diabolici lanci millimetrici.
Christian Terlizzi ha la stazza di un difensore inglese o tedesco, ma la più convinta mentalità italica, come l'italico Palermo: 9 titolari su undici (le eccezioni sono Santana e Makinwa). Nella partita con l'Inter si verificò un paradosso: i nerazzurri avevano in campo 9 stranieri e due italiani, il Palermo 9 italiani e due stranieri: e vince il Palermo, ben al di là del 3-2 conquistato sul campo. E bastano gli ingaggi di due soli campioni di Inter o Milan o Juve per pagare l'intero monte stipendi dei «leoni rosanero». Merito anche di Zamparini che, ad esempio, a luglio ha saputo dire no alle pur legittime richieste di un contratto milionario di Luca Toni per mantenere un equilibrio di fondo nello spogliatoio rosanero. Ed in questo contesto sbocciano, sia pure quasi a 27 anni, campioni come Terlizzi che magari sogna un ingaggio appena superiore al mezzo milione di euro o di percorrere le orme di Baresi.
Un modo più equilibrato di fare e di vedere il calcio. Sono ormai diverse le squadre che costruiscono la loro serie A puntando su giovani, italiani e con la voglia di farsi strada.