Cordata Alitalia Fondazioni disponibili Ermolli va avanti

Guzzetti (Cariplo): «Occorrono progetti industriali». I piloti di Up: presto un nuovo management

da Milano

Il lavoro è sottotraccia e darà le sue evidenze, non c’è dubbio, la prossima settimana. Alitalia, insieme ai rifiuti di Napoli, è la prima emergenza sul tavolo di Silvio Berlusconi il quale, appena formalizzato il governo, si troverà a dover dar conto - ad alleati, opposizione, sindacati, azienda - sul futuro della compagnia.
Continua il lavoro di Bruno Ermolli, il consulente incaricato di esplorare il mondo imprenditoriale per ottenerne il coinvolgimento, che ieri ha confermato: «Il presidente Silvio Berlusconi vuole che io vada avanti a lavorarci». Molti s’interrogano tuttavia sulla continuità del suo impegno con quello di Giulio Tremonti, nel momento in cui questi assumerà la responabilità del ministero dell’Economia (il che significa essere l’azionista di Alitalia).
Negli ambienti vicini al futuro presidente del Consiglio si osserva che «i capitali ci sono, sono anzi più di quanti ne occorrano». Parole di apertura ieri sono venute da Giuseppe Guzzetti, presidente della Fondazione Cariplo e dell’Acri (casse di risparmio), che ha detto: «Se ci sono progetti industriali, le valutazioni che le fondazioni potranno fare saranno basate su rischio e redditività dell’investimento». Prima il piano, poi i soldi. Sembra un leit-motiv (peraltro di assoluto buon senso) che continua a essere ripetuto, da mesi, da tutti i candidati chiamati in causa. Prima del piano viene la scelta di un management capace, in parallelo a questo la verifica dei conti (la due diligence), che potrà impegnare tra le due e le quattro settimane. Quanto al nuovo management (invocato ieri anche dai piloti Up), molti fanno notare che l’azienda da oltre un anno è sostanzialmente priva di una gestione tecnica (gli ultimi presidenti Berardino Libonati, Maurizio Prato e, da ultimo, Aristide Police, sono stati nominati in un’ottica di cessione e non di gestione); ragione di più per rendere necessaria la nomina di un vertice capace, che conosca la difficile materia del trasporto aereo, che sia un interlocutore autorevole sia per i nuovi investitori, sia per i sindacati, sia per eventuali alleati stranieri.
Quest’ultimo - un’alleanza - è un tema che diventa giorno dopo giorno più insistente. Alitalia è troppo piccola per restare da sola, e l’italianità può essere rispettata anche con un socio straniero che, senza compiti di gestione, rappresenti una sponda sicura in termini di network e di strategie internazionali e intercontinentali. Nella roulette incontrollabile dei nomi, si continuano a fare quelli di Lufthansa, di Air France (di nuovo), di Aeroflot (in virtù dell’amicizia Putin-Berlusconi), di Emirates. Nessuna conferma, anzi, smentite e no comment. Una cordata potrebbe essere così formata: un nocciolo di imprenditori italiani, di società e istituzioni pubbliche e private, che rappresenti «la bandiera»; un socio industriale; una compagnia straniera, in minoranza. Il socio industriale, sembra assodato, sarà Air One: le discussioni sono volte a ritagliare a Carlo Toto un ruolo funzionale e non preponderante. Ma l’imprenditore abruzzese resiste nel suo intento di svolgere un ruolo primario, anche nel capitale. Quanto alla compagnia straniera (Raffaele Bonanni, Cisl, ieri ha detto: «Lufthansa? Magari!»), il vero impegno politico sarà quello di edulcorarne il ruolo come di semplice rafforzamento, senza lasciar trasparire quello che molti sospetteranno: e cioè una cessione a termine, ovvero un portage. È chiaro che chi, in questa fase, metterà piede in Alitalia, in un futuro breve o medio avrà le maggiori possibilità di integrare la nostra compagnia.