La cordata rosa resta a metà del ghiacciaio

Lorenzo Scandroglio

Oltre un mese fa avevamo annunciato, proprio sulle pagine del Giornale, che tre alpiniste italiane stavano partendo per tentare di attraversare, in prima femminile assoluta, lo Hielo Patagonico Sur, l'immenso ghiacciaio patagonico situato fra Cile e Argentina. Dopo quaranta giorni passati in totale autonomia Eloise Barbieri, Antonella Giacomini e Nadia Tiraboschi concludono con un successo a metà ma con un'esperienza tutta da raccontare.
Panorama mozzafiato. «Arrivate alla base del passo Marconi - hanno riferito al telefono satellitare - abbiamo trovato rifugio in un argine di neve scavando una "cueva" che ci ha riparate dalla bufera che è continuata per altri due giorni depositando ancora un metro di neve sullo Hielo. Finalmente il terzo giorno ci siamo svegliate con i raggi del sole e abbiamo quindi deciso di tentare di proseguire la nostra traversata, consapevoli però che la perdita della tenda principale implicava che potessimo tentare di raggiungere al massimo l'uscita all'altezza del ghiacciaio Upsala e solo con almeno 3 giorni di bel tempo. In questa giornata lo Hielo ci ha regalato incredibili panorami sul circolo degli altari e abbiamo potuto ammirare il Cerro Torre e il Fitz Roy con le pareti incrostate di neve».
I laghetti nascosti. «Abbiamo proseguito la nostra traversata fino all'altezza del Nunatak Viedma, a due giorni dal ghiacciaio Upsala. L'umore era ottimo, la bella giornata e i panorami mozzafiato ci avevano ricaricato le batterie. L'attraversata del ghiacciaio Viedma è risultata insidiosa a causa di laghetti d'acqua di deposito nascosti da un sottile strato di neve che ci hanno rallentato e hanno causato una caduta in acqua senza conseguenze. Il giorno seguente, all'alba, ci siamo svegliate fiduciose, ma purtroppo il tempo già volgeva al peggio... questa è la Patagonia, bella ma imprevedibile!».
Vino tinto e buon umore. «Considerati i giorni ancora a nostra disposizione e soprattutto l'impossibilità di affrontare un'altra bufera con la tenda di emergenza, abbiamo rinunciato all'Upsala per ripiegare sul passo del Viento. Il ghiacciaio Viedma, come la maggior parte dei ghiacciai che si buttano nei laghi argentini, da anni sta subendo un veloce ritiro e per questo motivo percorrerlo ha richiesto un'attenta ricerca dei passaggi migliori tra crepacci e seraccate il tutto come sempre accompagnato da un fortissimo vento. L'uscita dal passo del Viento ci ha impegnate per 3 giorni durante i quali abbiamo dovuto riprendere i trasporti a spalla di tutto il nostro materiale. Arrivate alla base del passo, alla Laguna Toro, ci sono venuti incontro Manrico, Giuliano e Marta (rispettivamente marito di Antonella e amici) che ci hanno accolte con una bella bottiglia di "vino tinto" e tanto buon umore. Infine siamo scese dalla Laguna Toro fino a El Chalten in 4 ore a cavallo, abbiamo fatto lunghissime docce e abbondanti mangiate di ottima carne argentina».
lorenzo.scandroglio@tin.it