Il cordoglio degli iracheni: «I vostri morti sono i nostri morti»

Le vittime sono un capitano del 185° paracadutisti Folgore e due marescialli dei carabinieri

da Nassirya

«Noi continuiamo con serietà, convinzione e determinazione nella nostra attività quotidiana all'insegna della speranza che questa provincia possa definitivamente allontanare il fenomeno del terrorismo e quindi avviarsi ad un processo di prosperità e di progresso».
Il generale Natalino Madeddu, comandante dei militari italiani in Irak, è «addolorato» per aver perso quattro dei suoi uomini. Ma è convinto che il loro sacrificio non è stato vano. Lo ha capito dalla reazione degli stessi iracheni. Ieri pomeriggio sono andati a portargli «il cordoglio della gente di Nassirya» il governatore, il vicepresidente del consiglio provinciale, il comandante della brigata dell'Esercito addestrata dagli italiani. «Da loro sono arrivate le parole migliori, in una circostanza tragica come questa», ha affermato il generale all'Ansa. «I vostri morti sono i nostri morti - hanno detto - figli nostri uccisi da terroristi che nulla hanno a che fare con questa popolazione».
Parlando della dinamica dell'attentato, Madeddu ha precisato che non è stato preceduto da «alcun segnale preciso: noi siamo sempre particolarmente attenti, ma come purtroppo sappiamo il terrorismo si manifesta nei modi e nei tempi più impensati. I terroristi hanno trovato oggi un bersaglio in una città, in una provincia, in cui il contingente italiano ha operato, e opera, con grande spirito di collaborazione e di fattiva partecipazione alla ricostruzione».
«Noi - ha proseguito il comandante della Brigata Sassari e del contingente italiano - siamo addolorati. Abbiamo perso, così come i nostri colleghi rumeni, degli uomini che credevano nel lavoro che svolgevano, un lavoro fatto con serietà, spirito di iniziativa e grande determinazione». Significativo, poi, che gli uomini uccisi «erano impegnati al Pjoc, il centro operativo iracheno delle emergenze e quindi più degli altri avevano ogni giorno la visione della vita di questa provincia in termini di giustizia, di emergenze sanitarie, di emergenze sociali. Hanno colpito quelli che di queste emergenze erano diventati, in un certo senso, i tutori».
Riguardo, infine, alla bomba che ha provocato la strage, il generale ha detto che si è trattato di «un ordigno improvvisato, su cui occorre ancora indagare. Stiamo verificando con i reperti e con i dati raccolti sul luogo dell'incidente la natura e il tipo di ordigno». Comunque, ha concluso, allo stato risulta che fosse «posizionato a terra, nello spartitraffico centrale, coperto dalle erbacce e quindi difficile da individuare».