Corea, il caro leader promuove il figlio a potenziale erede

Il leader nordcoreano Kim Jong-il prosegue la sua visita a sorpresa in Cina, iniziata giovedì con un viaggio in treno in piena notte che finora sembra un itinerario nei luoghi legati al padre e fondatore della Corea del Nord, Kim Il-sung.
Secondo quanto riporta l’agenzia sudcoreana Yonhap, il leader comunista ha lasciato ieri mattina l’hotel nella città nordorientale di Jilin, da dove è stato visto allontanarsi un imponente corteo di almeno 30 auto, tra lussuose limousine e minibus, in direzione della stazione locale, dove sostava il treno «presidenziale» blindato del dittatore. Il corteo, tuttavia, non si è fermato alla stazione, ma ha proseguito imboccando l’autostrada verso la vicina città di Changchun, capitale della provincia di Jilin, dove è stata preparata una speciale cerimonia di benvenuto per il leader nordcoreano. Changchun è un avanzato centro industriale, dove, secondo le indiscrezioni, Kim Jong-il è atteso per una visita all’interno degli stabilimenti.
Giovedì il leader comunista aveva visitato una scuola media nella città di Jilin, frequentata dal padre come studente tra il 1927 e il 1930.
Secondo gli osservatori la visita a sorpresa - e come sempre top secret - di Kim Jong-il in Cina sarebbe mirata a ottenere il riconoscimento del suo più stretto alleato all’investitura del terzogenito, Kim Jong-un, alla sua successione, e a sbrogliare il nodo del dialogo a Sei (due Coree, Usa, Cina, Giappone e Russia) sul nucleare, in stallo da fine 2008. Ma da parte di Pyongyang e di Pechino, come sempre in questi, non è arrivata alcuna conferma ufficiale della visita.
E prima della partenza per la Cina, a quanto si è appreso ieri da fonti governative di Pyongyang, il «caro leader» aveva concesso l’amnistia al cittadino americano Aijalon Mahli Gomes, condannato a otto anni di lavori forzati per essere entrato illegalmente in Corea del Nord nel gennaio scorso. Per Gomes, un missionario protestante di 30 anni che ha vissuto alcuni anni a Seul, si era mosso anche l’ex presidente Usa Jimmy Carter, che ieri ha incontrato il numero due del regime di Pyogyang, Kim Yong-nam, dopo essere stato accolto all’aeroporto da Kim Gye-wan, il viceministro degli esteri responsabile delle trattative sul disarmo.
E a ulteriore conferma dell’attuale buona disposizione nordcoreana verso il dialogo sul nucleare, Kim Yong-nam ha rassicurato Carter sull’intenzione del suo Paese, che fra il 2006 e il 2009 ha effettuato due test atomici, di tornare al più presto ai colloqui a sei e che intende impegnarsi per una «penisola coreana denuclearizzata».