Corea del Nord, un tunnel di 100 km fino al mare per far fuggire il dittatore

Nel sottosuolo del Paese scavate gallerie e ferrovie sotterranee per
permettere al leader Kim Jong-Il di fuggire in Cina in caso di
rivoluzione. All’interno anche piante e acqua

Lo chiamano Caro leader, ma anche Grande talpa gli sta a pennello. È l’ultimo segreto, l’ultima rivelazione sul regno oscuro di Kim Jong-Il, sull’intrico di tunnel e gallerie progettati per garantirgli un sicuro approdo in caso di rivolta, colpo di stato o attacco nemico. È un universo occulto e catacombale degno della miglior saga di James Bond e della Spectre. Al posto dell’invisibile Numero uno e della sua organizzazione ci sono però un dittatore in carne e ossa, un regime comunista degenerato e un arsenale nucleare. Quell’universo sotterraneo, quel groviglio di passaggi profondi centinaia di metri e lunghi decine di chilometri rappresenta, meglio d’ogni altra descrizione, il volto tetro e paranoico della Corea del Nord e della sua malata dinastia.

A far luce su quel termitaio segreto ci ha pensato Hwang Jang Yop, l’ex segretario del partito unico nord coreano considerato il più eccellente e informato disertore di regime. Certo ci ha messo un bel po’ visto che la sua fuga, prima a Pechino e poi a Seul, risale ormai al 1997, ma ne vale la pena. L’intervista in cui il dottor Hwang descrive a Radio Free Asia la rete di labirinti e tunnel progettati per garantire un’estrema, insospettabile via di fuga al tiranno e alla sua cricca sembra un viaggio al centro della terra. O della follia. Hwang ci accompagna nelle scale e negli ascensori che precipitano da una delle dimore di Kim Jong-Il nel pozzo di un’interminabile galleria profonda oltre trecento metri. È la strada segreta per Nampo, un porto distante 48 chilometri dalla capitale, sulle coste nord orientali della penisola coreana. Ma per arrivarci non c’è bisogno di camminare. Lì sotto gli ingegneri e gli schiavi del regime mandati a progettare l’ultima scappatoia della Grande talpa hanno costruito una rete ferroviaria con binari e carrozze in grado di rendere veloce e confortevole la fuga del dittatore. «È il più profondo, il più segreto e il più particolare di tutti i tunnel, parte da una delle abitazioni di Kim a Pyongyang e si spinge fin dentro la zona del porto di Nampo», racconta il dottor Hwang. E alla banchina di quel porto resta attraccato, in perenne attesa, un vascello veloce pronto a traghettare il Caro leader verso le coste della Cina. Il dittatore non ha del resto molte alternative. In caso di fuga o sconfitta il governo di Pechino resta uno degli ultimi disposti a concedergli asilo.

Non dovendo pensare alla fuga finale, al grande terremoto la Grande talpa può sbizzarrirsi lungo altri itinerari. Infilando un secondo passaggio Kim Jong-Il può ritirarsi a Yeongwon, l’isolata villa di montagna dove nel 1994 suo padre Kim Il Sung fu stroncato da un micidiale attacco di cuore.

Per rendere meno angoscianti quei viaggi della memoria gli scenografi di regime hanno disseminato d’oasi verdi, corsi d’acqua e aiuole fiorite il paterno cunicolo. Non dovendo né fuggire, né ricordare, il Caro leader può usare il suo Catacomba Express per tener d’occhio le installazioni strategiche e industriali del Paese. Un’altra profonda via ferrata corre verso Suncheon, la zona a nord della capitale dove le formiche operaie del regime lavorano nei pozzi del più importante giacimento d’uranio, fonte indispensabile per gli arsenali atomici del Paese.

La decisione di far luce su questa dimensione sotterranea del regime nord coreano fino a oggi sconosciuta, è probabilmente legata allo scadere dei termini temporali che il dottor Hwang s’impegnò a rispettare quando rivelò alla Cia e ai servizi di sicurezza del Sud i più importanti segreti di Pyongyang. Conosciuto ufficialmente come il segretario del partito del Lavoro, Hwang fu in verità uno dei teorici del regime e contribuì a dar forma alla «juche», l’ideologia comunista nordcoreana che coniuga la più rigida dottrina marxista al culto dinastico della personalità. Quell’infilata di gallerie scavate nel ventre della nazione per garantire la salvezza dei tiranni rientra nelle manie di un sistema che un tempo disseminava di tunnel sotterranei la fascia smilitarizzata nella speranza di sbucare dalle viscere e invadere i nemici del sud.

La stessa metropolitana di Pyongyang, scavata a 150 metri di profondità, non è altro, a detta degli analisti militari che un grande sterminato rifugio per la popolazione. L’ultimo grande bunker del regno delle talpe.