Via Corelli presidiata dai soldati: «Per noi la prova più difficile»

«Abbiamo pizzicato un ladro». Quando riceve il rapporto sull’intervento di via Paolo da Cannobio il generale di corpo d’armata Giuseppe Valotto è appena rientrato dal suo giro fra i militari di pattuglia a Milano. I suoi uomini hanno «beccato» il ladro mentre scappava da un locale. Inseguito dal gestore, in mano aveva il modesto bottino del «colpo». L’idea di metterlo a segno davanti alla sede della compagnia aerea israeliana «El Al» non è stata brillante, perché quello è uno dei dodici siti sensibili guardati a vista dai militari in funzione di antiterrorismo. È stato consegnato a una pattuglia di carabinieri e denunciato per furto. Ha restituito i soldi al barista. Ieri sera poi è arrivato il primo arresto, in stazione Centrale: un uomo di 34 anni che ha mostrato un distintivo falso al controllore dell’Atm.
Il generale però lo sa bene: «Lo scopo dell’operazione è soprattutto di deterrenza». Sta facendo il giro d’Italia per «valutare la necessità di aggiustamenti all’operazione «Strade sicure». Per ora «solo procedurali». Valotto è a capo del Comando interforze, il vertice operativo delle forze armate. «La reazione della gente è stata incredibilmente positiva - spiega - anche a Milano, come a Napoli». Perché «la percezione di insicurezza è un fenomeno generale, ma Milano è una delle aree in cui questa percezione è più marcata». Visita le postazioni del Duomo, domanda ai suoi «ragazzi»: «Vi muovete? Come avete organizzato le pattuglie?», e ai poliziotti: «L’apporto dei nostri è buono?». Ricorda: «L’intesa può solo migliorare lavorando insieme. Siamo preparati, anche alle possibili provocazioni». «Milano militarizzata? Con 150 uomini?» chiede ironico.
Oggi arrivano altri 80 soldati, destinati al centro di via Corelli. Prendono il posto di altrettanti poliziotti, carabinieri e finanzieri. Dentro resterà una manciata di agenti di pubblica sicurezza guidati da un coordinatore: «I centri sono l’aspetto più complesso dell’operazione - ammette Valotto -. Una realtà strana, con conflitti interni, richiede un approccio positivo, di dialogo, ma le direttive sono chiare, abbiamo chiesto che il personale per queste strutture fosse particolarmente selezionato, per mandarci i migliori».
Alla fine della settimana il dispositivo militare sarà al 90 per cento, lunedì le forze saranno al completo: 424 uomini, 170 di pattuglia nelle «zone calde» - «nelle aree a nord-est e a sud ovest della città», 174 ai presidi dei siti sensibili in centro, 80 in via Corelli. Milano è divisa in aree. «Il problema - spiega il generale, che per due anni ha comandato il battaglione Legnano - non è raggiungere l’obiettivo, perché noi siamo certi di riuscire ad aumentare la percezione della sicurezza tra la gente. Le difficoltà sono rappresentate dalla vastità degli obiettivi e dalla dispersione del personale». La novità delle ultime ore sono i «super-sindaci» con poteri di ordine pubblico. «Giusto concedere più fiducia a chi conosce il territorio - spiega l’assessore leghista Davide Boni - è la prova di un’ottica federalista e non accentratrice». «La collaborazione con i sindaci? La competenza è tipicamente del ministero degli Interni - commenta il generale - ma se l’attività dei sindaci dovesse avere effetti anche sulla nostra attività perché non collaborare?».